“L’evolversi della sanità penitenziaria in Calabria è un tema che mi sta a cuore e che seguo in prima linea perché ritengo che la sanità penitenziaria non è periferia dello Stato. È il suo centro etico. E se quel centro regge, regge anche la sicurezza. Se quel centro cede, sono in pericolo vite di detenuti e operatori. Ma oggi da Istituzione regionale tengo particolarmente a riprendere una notizia riscontrata alcuni giorni fa afferente il potenziamento del Gabinetto Radiologico presso la Casa Circondariale di Arghillà, grazie all’acquisto dell’ortopantomografo Promax 3D Plus che permette l’effettuazione di panoramiche dentali in ambito intramurario. Ciò rappresenta un segnale concreto di civiltà istituzionale. Non è solo un aggiornamento tecnico: è una scelta di responsabilità. Il sistema 3D consente diagnosi più precise, minore esposizione radiologica, pianificazione terapeutica accurata e refertazione rapida tramite telemedicina. Significa cure tempestive, meno errori, meno sofferenze evitabili. Ma significa anche altro: meno traduzioni esterne, più sicurezza intramuraria, ottimizzazione delle risorse pubbliche, reale attuazione dei LEA in ambito penitenziario”. Lo afferma in una nota l’Avv. Giovanna Francesca Russo, Garante regionale DPL della Calabria e Coordinatore Nazionale dei Garanti regionali.
“Quando la sanità funziona dentro il carcere, si riducono tensioni e si rafforza l’assetto istituzionale. La tutela del diritto alla salute non indebolisce la sicurezza: la rende più solida. Esprimo apprezzamento per l’ASP di Reggio Calabria e in particolare per il DG Lucia Di Furia e per la Medicina Penitenziaria della provincia reggina Coordinata dal Dott. Nicola Pangallo. Questo passo avanti consolida la scelta già condivisa nel 2022 di voler garantire cure e esami diagnostici di livello anche intramurari. Per noi sicurezza e salute non sono termini negoziabili”.
“La qualità etica di un sistema si misura da come cura anche chi si trova privato della libertà personale. Tecnologia, diritti e sicurezza possono e devono camminare insieme. Non è retorica. È aritmetica del dolore: ogni ritardo clinico produce sofferenza, ogni sofferenza non trattata produce tensione, ogni tensione produce rischio—per la persona detenuta, per gli operatori sanitari, per la Polizia Penitenziaria, per l’Amministrazione, per l’intero sistema. Ecco perché la sanità penitenziaria merita elevata e specifica conoscenza nonché scelte ponderate con qualificata attenzione. Ha chiosato la Garante regionale”.
