Ancora una volta si torna a parlare dello stato di abbandono in cui versano alcune strade cittadine, a seguito di interventi pubblici eseguiti senza la dovuta attenzione. A sollevare la questione è Giovanni Di Bella, cittadino sempre attento alle problematiche della città di Reggio Calabria, che denuncia quanto accaduto in via Loreto dopo i lavori di ripristino legati a una perdita fognaria nella prima parte della strada.
Secondo quanto segnalato, dopo settimane di chiusura del tratto interessato, il risultato finale appare tutt’altro che soddisfacente.
“Il ripristino dello scavo, infatti, sarebbe stato eseguito in maniera approssimativa, limitandosi al riempimento con sabbia e alla stesura di un sottile strato di asfalto, di appena pochi centimetri. Una soluzione che, oltre a risultare visivamente inadeguata, solleva serie preoccupazioni sulla tenuta strutturale della strada nel tempo. – spiega Di Bella – Gli esperti del settore sanno bene che un intervento corretto richiederebbe una stratificazione più complessa e solida: dalla sabbia al brecciame, fino a uno strato di cemento adeguato, prima della posa finale dell’asfalto. Solo così si può garantire stabilità, sicurezza e durata nel tempo, evitando cedimenti o pericolosi avvallamenti.
Il timore, dunque, è che con l’arrivo delle prime piogge o con il passaggio continuo dei veicoli, il manto stradale possa cedere, trasformando un intervento già discutibile in un rischio concreto per automobilisti e pedoni.
La vicenda riapre un interrogativo ormai ricorrente tra i cittadini: perché in molte realtà del Nord Italia lavori di questo tipo vengono eseguiti con criteri più rigorosi e risultati duraturi, mentre in altre zone si continua ad assistere a interventi superficiali e poco affidabili? Una domanda che chiama in causa non solo le modalità operative delle imprese incaricate, ma anche i controlli, la qualità della progettazione e la responsabilità delle amministrazioni locali. Perché la sicurezza delle strade non può essere considerata un dettaglio, ma rappresenta un diritto fondamentale per tutta la comunità“, conclude Di Bella.
