Referendum: il “Sì” spaccherà, lo dicono i sondaggi tra la gente

I sondaggi più veritieri si fanno per le strade, nelle piazze, nei cantieri, e non dai divani dei salotti

Il spaccherà al Referendum sulla Giustizia, contro ogni aspettativa e nonostante i sondaggi che danno in vantaggio il no. Lo dice la voce del popolo. Voglio infatti precisare che questi sono le analisi raccolte per le strade, vicolo per vicolo, persona per persona, nelle piazze, nei quartieri, nei cantieri e quant’altro.

Il sì spacca

Da sempre, i sondaggi più veritieri si fanno per le strade, nelle piazze, nei cantieri, e non dai divani dei salotti. È lì, tra la gente comune, che si misura il vero sentimento del popolo. E oggi la gente, al di là di ogni appartenenza politica, è stanca e delusa. Non tanto per l’operato dell’attuale governo, quanto per il peso ereditato dai governi precedenti: una zavorra che grava sulle spalle di chi governa ora. Le interviste raccolte mostrano, infatti, un malcontento che nasce dalla sensazione di essere stati trascurati.

Gli italiani, molti dei quali già in condizioni di precarietà, hanno percepito in questi ultimi anni che l’attenzione dello Stato si è concentrata altrove, verso chi arrivava da altri Paesi in cerca di aiuto. Esseri umani cui va tutta la nostra compassione, certo, ma le cui scelte adottate dai nostri precedenti governi non avrebbero dovuto oscurare, a prescindere, i diritti dei cittadini italiani. È come volgere lo sguardo altrove per curare il malato lontano, mentre in casa i nostri malati attendono, forse in condizioni ancora peggiori.

Il malcontento è generale

Ebbene, basta camminare per le strade, nei paesi, nelle periferie delle nostre città per cogliere il malcontento del popolo: dove si rischia la vita per pochi spiccioli; dove gli anziani, che dovrebbero vivere in pace il tramonto della loro vita, vengono derubati e aggrediti perfino in casa loro; dove chi difende la propria famiglia rischia sanzioni, mentre chi commette crimini viene protetto. Dove un uomo, il cui cane morde il ladro in casa, deve risarcire il ladro e magari far abbattere il cane. Dove un delinquente straniero, colpevole di una serie di crimini contro donne indifese e poveretti malcapitati, anziché essere condannato ed espatriato, viene rimesso in libertà e risarcito.

Dove una famiglia che sceglie di vivere in libertà, a contatto con la natura, viene giudicata e privata dei figli; dove i giudici che sbagliano non pagano mai per i propri errori, ma fanno carriera. Questa è solo una parte di ciò che alimenta il malcontento. Il popolo oggi chiede riforme, cambiamenti che lo pongano sullo stesso piano delle altre nazioni europee.

In Italia il potere non risiederebbe nel governo in carica

Molti cittadini lamentano pure che in Italia il potere non si trovi nelle mani del governo eletto, ma in meccanismi giuridici talvolta invisibili che minacciano l’equilibrio istituzionale. E quando un governo scelto dal popolo non può esercitare pienamente il proprio mandato perché ostacolato da fonti esterne, non si tratta più di politica ma di abuso. Un macigno che grava sulle spalle di milioni di cittadini elettori la cui fiducia è stata tradita. Ecco perché il “sì” non sarebbe contro nessuno, ma per uno Stato che distingue e ordina il potere, che separa chi accusa da chi giudica, restituendo giustizia e chiarezza.

Dove i ruoli si confondono, la giustizia si annebbia; dove si separano, torna limpida, tagliente come una lama. Votare sì, secondo le vedute popolari, significa riaffermare il diritto, proteggere la democrazia, rafforzare la sovranità dei cittadini. È una scelta di coraggio, di chiarezza e di giustizia, nella storia e nella vita quotidiana del popolo italiano. Voglio comunque ripetere che questo è ciò che pensano le masse in merito al referendum sulla separazione delle carriere. La voce del popolo parla chiara: il sì spaccherà.