Ponte sullo Stretto, Bonetti attacca Salvini: “vuole l’opera o favorire Webuild?”

La leader di Azione Elena Bonetti solleva dubbi sulla gestione del progetto da parte di Matteo Salvini, tra rischi legali, costi pubblici e il nodo Webuild nel dossier del Ponte sullo Stretto di Messina

Con un articolo Sergio Rizzo ha smontato pezzo per pezzo la logica, se esiste, dietro la gestione governativa del Ponte sullo Stretto. Il presidente dell’Anticorruzione Busia va in Senato e dice chiaramente che una nuova gara è obbligatoria per legge quando l’importo supera del 50% quello originario. Nel caso di Eurolink siamo al 90% in più, con un importo fermo a 20 anni fa. Non è un’opinione, è un rilievo tecnico-giuridico inoppugnabile, pronunciato davanti al Parlamento dall’autorità che lo Stato ha istituito proprio per garantire la legalità degli appalti pubblici. Salvini lo sa. E tira dritto lo stesso anziché bandire una nuova gara. Il risultato è un paradosso pernicioso di cui pagheremo tutti le conseguenze: o il governo va avanti con un appalto illegittimo, rischiando lo scontro con Bruxelles e il blocco europeo dei fondi, oppure si ferma e versa 1,5 miliardi di penale a Eurolink: soldi pubblici regalati a un consorzio per non costruire niente. In entrambi i casi vince il contraente privato e perde il cittadino. È la fotografia perfetta di uno Stato ostaggio degli errori di un suo ministro, che non è capace o non vuole ammettere che ricominciare da capo sarebbe l’unica mossa razionale. Non è sovranismo. È rendita. Resta una domanda: Salvini vuole il Ponte o vuole Eurolink (leggi Webuild)?“. Lo dichiara in una nota il presidente di Azione, Elena Bonetti.