Per qualche voto in più

Il Referendum sulla Giustizia: il dibattito tra le forze politiche diviene sempre più vivace, con un rimbalzo tra i mezzi di comunicazione che è più passionale che razionale

Il mondo sta vivendo una stagione drammatica, con prospettive che non appaiono rassicuranti. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la guerra all’Iran, dichiarata da USA e Israele, rappresentano i poli centrali di una situazione che rischia di esplodere, sconvolgendo l’intero ordine mondiale. Il nostro Paese si barcamena tra stabilità politica, condizione economica accettabile, riconosciuta visibilità internazionale ed una condizione sistemica interna in perenne fibrillazione, con riflessi negativi sull’apparato produttivo che, invece, abbisogna di punti di riferimento solidi e di chiare certezze. In questo stato si andrà al voto per un Referendum che ha come obiettivo la riforma della Giustizia. Il dibattito tra le forze politiche diviene sempre più vivace, con un rimbalzo tra i mezzi di comunicazione che è più passionale che razionale.

La passione, ovvero la convenienza di parte, alimenta la contrapposizione

La passione, ovvero la convenienza di parte, alimenta la contrapposizione e spinge, a volte, discorsi tecnici complicati – e, aggiungo, forse volutamente – che l’opinione pubblica stenta a comprendere e a valutare. La ragione, invece, dovrebbe individuare aree di convergenza, alla ricerca di orientamenti che tengano veramente da conto l’interesse del Paese. Prevale, invece, la rinuncia strumentale di questo aspetto, per cui, nei dibattiti pubblici, anche i più “pensosi”, l’obiettivo è quello di nuocere all’avversario, con capziose posizioni che, a volte, appaiono chiaramente fuori da ogni razionalità logica.

A questo punto l’osservatore onesto pretende che si scoprano le carte. Verrà fuori che il terreno della riforma della Giustizia finisce per essere fortemente inquinato da uno scopo abbastanza palese: nuocere all’attuale Governo, guadagnare qualche voto, ergo posizione, in più, in vista di future, ed ormai prossime, tensioni elettorali. In fondo, come scrive Chicco Testa nel Sole24ore del 12 marzo us, prendendo atto che c’è una degenerazione nei modi e nelle forme in cui la magistratura esercita la funzione di auto governo, si è prodotto un sistema di potere che ha premiato e protetto più la fedeltà che il merito, sostenendo, nel contempo, un CSM dominato dalle correnti, come denunciato anche da affidabili magistrati.

Il ruolo assunto dall’Associazione dei Magistrati

Una riprova, non certo onorevole, del ruolo che ha assunto l’Associazione dei Magistrati nella contesa referendaria, è lo schierarsi apertamente per il “NO”, attraverso il finanziamento palese di un Comitato ad hoc. L’anomalia è che opera con i soldi di tutti i magistrati, compresi di quelli orientati verso il “SI”. Questo fatto giustifica appieno la nascita di una Alta Corte di disciplina, prevista dalla riforma, preposta ad evitare queste e da altre derive non in linea con le attese di indipendenza, indicate in qualche angolo della Costituzione, sempre tanto richiamata, anche a sproposito, ovvero contenuta nel suo spirito.

Il Referendum del 22 e il 23 marzo è un passaggio cruciale per la vita democratica. Si voti secondo coscienza ma si abbia chiaro che bisogna superare la depravazione delle correnti, nel rispetto del merito e della indipendenza della magistratura. Se l’obiettivo è e deve essere di migliorare il Paese, toccando uno dei gangli istituzionali più importanti, il SI si impone. Successivamente, spetterà a tutti noi sorvegliare che le degenerazioni del passato non abbiano più a ripetersi.