Nelle ultime ore, Donald Trump ha annunciato il rinvio degli attacchi alle fonti energetiche iraniane motivando la scelta con un’apertura dell’Iran ai negoziati di pace. Dalla tv di stato iraniana è però arrivata una smentita: “il presidente degli Stati Uniti fa marcia indietro dopo il fermo avvertimento dell’Iran“. Il vice Ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato: “non ci sono colloqui tra Teheran e Washington. Le dichiarazioni del presidente statunitense fanno parte degli sforzi per abbassare i prezzi dell’energia e guadagnare tempo per attuare i suoi piani militari. Sì, ci sono iniziative da parte di paesi della regione per la de-escalation della situazione, e la nostra risposta a tutte loro è stata chiara: non abbiamo iniziato questa guerra, e tutte queste richieste dovrebbero essere indirizzate a Washington“.
E non sarebbe la prima volta che accade. Secondo Lion Udler, giornalista israeliano esperto di guerra e geopolitica, quella di Trump sarebbe una tattica per manipolare i mercati evitando che il prezzo del petrolio salga a cifre spropositate a causa dei contraccolpi legati al conflitto e alla situazione dello Stretto di Hormuz. Intanto, dopo l’immediato ribasso seguito alle dichiarazioni di Trump, il prezzo del Brent è tornato a salire e ora si attesta sui $101,44 a barile.
