“‘L’ha detto Santo’ e mi incuteva timore”, lady Versace si racconta: Francesca De Stefano, l’incontro con Gianni e il matrimonio col fratello

Lady Versace, ovvero Francesca De Stefano, moglie di Santo Versace, è impegnatissima insieme al marito con la Fondazione Santo Versace. E si racconta in un'intervista al Corriere della Sera

E’ un Avvocato, ma ha lasciato quella carriera lì per dedicarsi al sociale. Lady Versace, ovvero Francesca De Stefano, moglie di Santo Versace, è impegnatissima insieme al marito con la Fondazione Santo Versace. Lei, che ha sofferto di disturbi alimentari e che faticava ad avere figli, con Santo e con questo progetto ha trovato una nuova Primavera, come racconta in un’intervista al Corriere della Sera. “Sono stata ispettore di finanza pubblica, ho lavorato alla Presidenza del Consiglio e in Senato. Poi ho deciso di abbandonare la carriera nella pubblica amministrazione perché coltivavo il grandissimo sogno di dedicarmi al sociale. In questo, mia madre Cristina è stata un modello. Lei insegnava inglese, ma la sera si dedicava a preparare i pasti per le suorine di Madre Teresa di Calcutta, a Reggio: il suo è stato l’esempio concreto del mettersi al servizio degli altri. Le sarò sempre grata per questo. E per avermi fatto conoscere Santo“.

Conosciuto a Milano, nel 2005: “Mamma si era pensionata dal lavoro di insegnante – racconta – ma aveva ancora voglia di fare. E siccome era, ed è, bravissima a preparare cioccolatini, pensò di farne un’attività e volle chiedere dei consigli a Santo. Per una serie fortunata di coincidenze anche io ero a Milano e li raggiungi, con un tailleur Dolce & Gabbana…”.

Dopo essere uscita dal suo ufficio chiamò il fidanzato di allora per chiudere la relazione?

“Sì. O Santo o nessuno. Lui era l’unico della famiglia che non conoscevo, ma ci univano tante cose invisibili: sono nata lo stesso giorno della sorellina Tinuccia, morta bambina; lui e la sua famiglia, quando non ero ancora nata, prendevano in affitto la nostra casa in montagna, a Gambarie di Aspromonte; mia nonna vestiva solo dalla mamma di Santo e mia madre solo da Gianni”.

Di lui che ricordo ha?

“Ero bambina e Gianni stava già a Milano, ma nei primi tempi tornava una volta al mese a Reggio Calabria e apriva il negozio la domenica per le amiche. Una volta accompagnai mia mamma e lo vidi all’opera con tanti foulard variopinti: mi sembrava di stare in una favola”.

Santo non poteva conoscerlo: avete 25 anni di differenza.

“No, infatti, non lo avevo mai incontrato. Sentivo solo una frase: “L’ha detto Santo”. Mi incuteva quasi timore”. Il timore è diventato amore. Matrimonio civile nel 2014 e nella Basilica di San Lorenzo in Lucina nel 2023. “Il matrimonio religioso è stato il completamento del nostro percorso di fede. Dai 41 ai 47 anni ho sofferto di disturbi alimentari. Sono stati sette anni molto dolorosi, ma ne rivivrei 14, perché mi hanno portata a un cambio radicale di prospettiva”.

Come è avvenuto l’incontro con la fede?

“Io prima credevo ‘per corrispondenza’, per tradizione familiare, ma quella fede non voleva dire nulla. Una sera, non peggiore delle altre, ma terribile come le altre, mi sono rivolta a Gesù gridando: ‘Questa non è più vita, tu mi devi aiutare!’. Lì è cominciata la mia rinascita: è stato come per un miope mettere gli occhiali e riuscire a vedere”.

Le chiedo scusa, ma dobbiamo essere chiari: lei non è guarita dai disturbi alimentari con la preghiera.

“Le cure mediche sono indispensabili, e io sono stata curata da medici eccellenti. Ma a fare la differenza, nel mio percorso personale, è stata proprio quella preghiera urlata a Gesù, oltre all’amore e alla presenza costante di mio marito”.

Lei e Santo andate a messa ogni domenica?

“Sì, e ogni sera leggiamo il Vangelo. Quando dobbiamo decidere chi aiutare, preghiamo per il discernimento”.

Avete conosciuto il nuovo pontefice?

“Papa Leone lo abbiamo visto a una bellissima messa a San Giovanni in Laterano, ora speriamo di poter assistere alla lavanda dei piedi del Giovedì Santo. E Papa Francesco mi ha lasciata senza fiato: gli avevamo presentato il “Miracolo della vita”, una casa-rifugio per madri in Kenya, lui benedisse il progetto e aggiunse: ‘Non vi fermate'”.

I figli di Santo, Francesca e Antonio, partecipano alle attività della Fondazione?

“Sono molto impegnati ciascuno nel proprio lavoro, ma orgogliosissimi della Fondazione e ci sono vicini”.

E Donatella?

“Non c’è stata ancora occasione per coinvolgerla, ma sarebbe bello fare qualcosa insieme per i più fragili”.