“Il gas continua resta fondamentale. L’epoca in cui era considerato come il nemico da eliminare è giunta al termine, ed è stato proprio questo approccio fuorviante a trascinare l’industria europea in una spirale di crisi“. È quanto dichiarato dall’ad di Snam, Agostino Scornajenchi, durante la presentazione dei risultati del Piano Strategico 2026-2030 della società, in corso a Milano. Visto l’instabile contesto geopolitico “assicurare le corrette dimensioni e flessibilità alle infrastrutture è fondamentale per mantenere un adeguato livello di sicurezza“.
La domanda di gas “rimarrà sostanzialmente stabile e resiliente fino al 2035” ha sottolineato Scornajenchi, con 62 miliardi di metri cubi entro il 2030 e 61,5 nel 20235, “sostenuta dai consumi industriali, dalla generazione elettrica a gas in sostituzione del carbone e dalle esigenze di bilanciamento legate all’integrazione delle fonti rinnovabili“. In aumento i flussi di esportazione “fino a raggiungere circa 7 miliardi di metri cubi a partire dal 2030, rafforzando il ruolo dell’Italia come hub meridionale del gas in Europa” ha ribadito l’ad.
La crisi in Medioriente “implica 7 miliardi di metri cubi di gas provenienti da quell’area, con gli arrivi di marzo che sono stati confermati. I vascelli che prendono gas in Qatar – ha sottolineato – lo hanno fatto prima dello scoppio della crisi e si stanno già muovendo verso la destinazione finale. Quello qatarino rappresenta il 30% di tutto lng che arriva in Italia“.
“Vedremo cosa succederà partendo da aprile“, stagione dalla quale “ci aspettiamo minori consumi” e un quantitativo “limitato di gas“. Sul medio termine “dobbiamo gestire alcuni problemi sull’immagazzinamento del gas” ha rimarcato Scornajenchi.
Sul breve periodo “non vedremo alcun problema di volumi, ma dobbiamo monitorare quello che accadrà ai prezzi. A oggi abbiamo circa il 45% delle scorte, il 10% in più rispetto al resto dell’Europa, che è attorno al 30%“, ha concluso.
