Scorrono i secondi, i minuti, le ore. Il conto alla rovescia per il lancio di Artemis II è ufficialmente iniziato. Nella notte italiana fra il l’1 e il 2 aprile, precisamente alle 00:24, verrà effettuato il primo tentativo di lancio del potentissimo razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center che porterà con sé la navicella Orion e il suo equipaggio da record. Erano 54 anni, dalla missione Apollo 17 datata 1972, che l’uomo non tornava a sfiorare la luna.
Il lancio sarà una sorta di ‘collaudo’, senza allunaggio (non verrà toccato il suolo lunare), gli astronauti supereranno l’orbita bassa terrestre compiendo un sorvolo ravvicinato della faccia nascosta della Luna prima di rientrare sulla Terra. In futuro, Artemis III testerà i sistemi in orbita terrestre preparando la strada per l’allunaggio nel 2028. E anche Europa e Italia saranno protagoniste grazie all’utilizzo di particolari tecnologie che consentono agli astronauti di sopravvivere nelle condizioni ostili dello Spazio profondo.
ESM: il cuore europeo della missione
Il contributo principale dell’Europa nel programma Artemis riguarda l’European Service Module (ESM), realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). A differenza delle missioni Apollo, in cui il modulo di servizio era interamente “made in USA”, questa volta, la NASA si è affidata all’Europa.
L’ESM è il motore della navicella Orion, un cilindro ad alta tecnologia, posizionato sotto l’equipaggio, che si occupa di una serie di funzioni vitali quali la fornitura di acqua potabile, ossigeno e azoto agli astronauti. E non solo. L’ESM si occupa anche di mantenere costantemente una temperatura adeguata all’interno della capsula dissipando il calore dei sistemi di bordo ma, allo stesso tempo, protegge dalle escursioni termiche del cosmo.
Per quanto riguarda la manovra, il sistema rappresenta il centro nevralgico della propulsione e della navigazione, ospitando il motore principale e i vari propulsori di assetto che si riveleranno necessari sia per l’immissione nelle corrette traiettorie orbitali, sia per indirizzare la navicella verso il rientro sicuro nell’atmosfera terrestre. Infine, produce energia elettrica e la distribuisce al modulo per assicurare il funzionamento ininterrotto di tutta l’elettronica di volo.
La firma italiana
Gran parte della struttura e dei sistemi nevralgici dell’ESM porta la firma dell’Italia. La struttura primaria del modulo di servizio, lo scheletro in lega leggera che deve sopportare le immense sollecitazioni del lancio, ha visto la luce presso gli stabilimenti di Thales Alenia Space a Torino. I team di ingegneri italiani hanno curato il sistema di controllo termico, essenziale per la sopravvivenza dell’equipaggio per affrontare un ambiente in cui le temperature oscillano fra il caldo estremo dell’esposizione solare al gelo più assoluto dell’ombra spaziale.
Infine, anche l’energia che alimenterà Orion è italiana: i 4 pannelli solari disposti a X nel modulo di servizio vedono il coinvolgimento diretto di aziende come Leonardo, che ha fornito sistemi e componenti essenziali per la generazione e la distribuzione della potenza elettrica.
