Non è il momento di massimo splendore, per il calcio calabrese e siciliano, però ci sono delle situazioni – e delle realtà – che oggi fanno sicuramente ben sperare in ottica futura. Certo, vent’anni fa la Serie A poteva vantare una squadra calabrese (la Reggina) e ben tre siciliane (Palermo, Catania e Messina), protagoniste in grado di trainare il Sud del grande calcio, ma oggi la realtà è cambiata. In Serie A non c’è nessuno, almeno per il momento, ma di certo qualcosa comincia ad emergere. Sicuramente, infatti, tra la punta dello stivale e l’isola sono da evidenziare progetti ambiziosi e potenziali miracoli. In fondo, poi, fanno da contraltare altre situazioni spiacevoli, ma andiamo con ordine.
Palermo e Catanzaro guardano tutti dall’alto: la “potenza” di City Group e la saggezza di Floriano Noto
In Serie B, lo scettro se lo prende il Palermo, che è anche la città più grande delle due Regioni, quella con il passato più importante e anche quella – oggi – con la proprietà più ricca e ambiziosa, tra le più ricche e ambiziose nel panorama italiano: il City Group. Sin dal suo arrivo, ha investito tanti milioni, ha creato un centro sportivo da zero, vuole investire sullo stadio e vuole tentare il salto in Serie A. Quest’anno, per farlo, ha pescato il meglio che potesse: Pippo Inzaghi. Che, va detto, non sta deludendo le attese: oggi è terzo, a meno tre dal secondo posto. Sta facendo sicuramente meglio dei predecessori, ma si è trovato anche di fronte squadre ancora più forti e competitive, come le corazzate Venezia e Monza. A prescindere dalla singola stagione, è evidente che la Serie A arriverà e che la proprietà non penserà solo a una salvezza tranquilla, ragionando almeno sul medio termine.
Subito dietro c’è il Catanzaro. E qui non parliamo di ambizione, perlomeno non soltanto, ma parliamo di miracolo. Con una spesa di molto inferiore a quella del Palermo, e a buona parte delle società più ricche della Serie B, la società del Presidente Noto è lì, ancora lì, per il terzo anno di fila, stabilmente tra le prime posizioni a giocarsi – e a sognare – l’accesso in Serie A. Lo ha fatto da neopromossa al primo anno, si è ripetuta l’anno scorso e ora la strada è tracciata. Con rose mai rivoluzionate, ma ritoccate, e con ben tre allenatori diversi. E’ la dimostrazione che a Catanzaro chiunque venga messo nelle condizioni di lavorare ottimamente. Non è un mistero se per Vivarini e Caserta sia stata la miglior stagione di sempre in panchina, e lo stesso sta accadendo per Aquilani. E tutto questo perché alla guida c’è un Presidente bravo a contornarsi di figure capaci, le quali sanno compiere scelte intelligenti senza rivoluzioni, decisioni drastiche o spese folli. Se il percorso è un miracolo, oggi la Serie A non è più un sogno, anzi.
Il Catania ci prova ancora. Cosenza contro tutti, mentre il Crotone tiene botta
In Serie C, senza dubbio, gli occhi sono puntati tutti sul Catania. Così come a Palermo, ha una proprietà importante e ha scelto il migliore sulla piazza per la panchina: Mimmo Toscano. Dopo la grande cavalcata in Serie D, col passare delle stagioni il club – gestito da Ross Pelligra – ha fatto sempre meglio. Il primo anno la vittoria della Coppa Italia di Serie C, l’anno scorso i playoff e quest’anno la lotta per la promozione diretta, ormai sfumata ma solo dalla settimana scorsa, dopo la sconfitta nel big match a Benevento. Fino a dieci giorni fa, gli etnei hanno lottato per il primo posto, che avevano anche conquistato e mantenuto per diverse settimane. Si sa: la promozione in Serie B richiede un cammino davvero complesso, considerando una sola promozione diretta e un’altra dai playoff comprensiva di un altro torneo, con 27 squadre. Il Catania dovrà difendere il secondo posto e tentare l’accesso dalla porta secondaria, ma sicuramente il percorso è in crescita e, nel medio-lungo periodo, regalerà sicuramente soddisfazioni.
Tornando in Calabria, ci sono due realtà che si stanno difendendo egregiamente: Cosenza e Crotone. Sui Lupi va fatta una premessa enorme: la rosa è tra le più importanti, ma considerando il contesto in cui sta operando la squadra, non si esagera se si parla di miracolo. La piazza, com’è noto, è in contestazione perenne con Guarascio, da oltre un anno. Polemiche, stadio vuoto, critiche, striscioni, proteste. Nonostante ciò, con Buscé alla guida – uno degli emergenti migliori in circolazione – i rossoblu stanno andando alla grande: ora sono terzi, a meno cinque dal secondo posto, provenienti da tre vittorie di fila e quattro nelle ultime cinque.
Poco poco dietro, al quinto posto, a 51 punti, il Crotone. La compagine pitagorica è lontana parente rispetto a quella che mieteva successi qualche anno fa, con le due promozioni ravvicinate in Serie A. La proprietà, però, pur ridimensionandosi, sta “tenendo botta”. Qualche scelta sbagliata, e qualche mugugno di troppo, hanno rallentato il processo di una società che non sta spendendo più come prima, anche perché la Serie C – a differenza delle due categorie superiori – non è foriera di grandi entrate.
Le note stonate: Trapani, Siracusa e Reggina. ACR Messina rimandata a settembre
Capitolo a parte meritano le due note stonate, prima di scendere ancora più giù: Trapani e Siracusa. Entrambe penalizzate, stanno vivendo situazioni un po’ differenti. La prima ha ricevuto 20 punti totali di penalizzazione, ma il Presidente Antonini continua a dirsi fiducioso in un ribaltamento nei successivi gradi di giudizio, anche perché – a detta sua – vittima di una truffa. Intanto la squadra, che sul campo aveva un ritmo – e una rosa – da playoff, ha cominciato ad accusare il colpo; viene da tre sconfitte di fila. A Siracusa invece è un po’ l’inverso: dopo i sei punti di penalizzazione la squadra ha cominciato a ingranare, vincendo anche gare difficili, ma il Presidente è meno presente, almeno pubblicamente. Il futuro prossimo però, cioè da qui a fine stagione, è un’incognita per entrambe
Se capitolo a parte meritano le due sopracitate, l’ultima – e non per importanza, ma per il cammino recente e la categoria di appartenenza – meriterebbe probabilmente un libro a sé. Almeno 50 capitoli. Un mix tra un volume giallo e un horror. Se paragonata al Palermo – che negli anni d’oro ha anche battuto più volte, e parliamo di quello vero, non dell’Athletic – o al Catanzaro, la Reggina è veramente da horror. Inutile stare a ribadire quanto già si sappia: la società del Presidente Ballarino si avvia tristemente verso il terzo anno di Serie D, un record su un record, purtroppo in negativo. Eppure sembra essere tutto a posto, sembra sempre colpa degli altri, si tende a minimizzare. Tutto lineare rispetto a quella che è ormai – ahinoi – il contesto cittadino su questa storia: l’abitudine alla mediocrità.
E l’esempio è tutto in un fatto, una routine che passa anche inosservata: il patron Antonino Ballarino, sui social, pubblica i post per pubblicizzare la propria azienda e ci inserisce – accanto – loghi e immagini riguardanti la Reggina, dall’esultanza della squadra alla Curva Sud. Oltre a non avere alcuna attinenza, e a risultare quindi del tutto fuori luogo, l’accostamento sembra alquanto offensivo. Offensivo perché offende la storia, la cultura, la fede di una tifoseria oggi assuefatta ma ieri orgogliosa, orgogliosa di portare in alto il vessillo del Sud – in Serie A – insieme alle tre siciliane.
A proposito di siciliane, chiude il cerchio l’ACR Messina, che in quanto a figuracce non è seconda alla Reggina, se pensiamo alla storia recente, al fallimento e alla triste vicenda Cissè-Alaimo. Però, oggi, la nuova proprietà ha ereditato un fardello pesante in classifica e tutta una situazione da dover sistemare. L’obiettivo è la salvezza, ma il giudizio – ovviamente – non può che essere rimandato.
