“I dati emersi dalla prima edizione dell’Osservatorio sulle disuguaglianze di genere presentati da Svimez delineano un quadro della Calabria che non possiamo più ignorare. La nostra regione continua a scontare un divario strutturale che soffoca il potenziale delle donne e, di conseguenza, lo sviluppo dell’intero territorio”. Lo dichiara in una nota Anna Comi, Presidente dell’Associazione “Quote Rosa”. “L’analisi dei dati evidenzia criticità profonde, a partire dalla rappresentanza istituzionale. Con appena il 14% di donne elette in Consiglio Regionale, la Calabria si posiziona tra le ultime regioni in Italia e in Europa, superando di pochissimo realtà come la Puglia o la Valle d’Aosta, ma restando lontanissima da regioni come l’Umbria (42%) o il Lazio (38%)”, rimarca.
“Roccaforte maschile”
“Il potere politico in Calabria resta una roccaforte maschile – prosegue Comi –. Questo 14% non è solo un numero, è il segno di una democrazia incompiuta. Se a questo aggiungiamo che il 37,3% della popolazione nel Mezzogiorno non si informa mai di politica, comprendiamo come il distacco tra istituzioni e cittadine sia diventato un baratro. Anche l’affluenza alle urne ci restituisce un segnale di sfiducia: in Calabria il divario tra uomini e donne al voto è di ben 5 punti percentuali. Non meno preoccupante è la situazione sul fronte economico. L’Osservatorio conferma che in Calabria il tasso di inattività femminile supera quello di occupazione, con un fenomeno di povertà lavorativa che colpisce il 22,7% delle lavoratrici, costrette spesso a redditi che non garantiscono l’autonomia finanziaria”.
“Nota di speranza”
“C’è però una nota di speranza che arriva dal mondo dell’impresa – sottolinea la Presidente di Quote Rosa – dove la Calabria registra una crescita sostenuta di attività a maggioranza femminile. È da qui che dobbiamo ripartire: dal coraggio delle donne calabresi di fare impresa, nonostante la carenza di servizi e i gap salariali che vedono una lavoratrice del Sud guadagnare mediamente la metà di un collega del Nord”.
“Chiediamo alla politica regionale interventi concreti – conclude Anna Comi – non più rimandabili: dalla riforma della legge elettorale per garantire una reale alternanza di genere, al potenziamento delle infrastrutture sociali che permettano alle donne di non dover scegliere tra lavoro e famiglia. Senza le donne, la Calabria resta ferma”.

