“Siamo assolutamente sconcertati dai toni utilizzati dal direttivo della Curva Sud del Milan in una serie di post pubblicati nei loro profili social nei riguardi di Klaus Davi che ha l’unica ‘colpa’ di non fare un giornalismo da ufficio aspettando provvidenziali veline, ma di mischiarsi al mondo ultras – ormai da due anni – per raccontare sul campo ciò che accade con sistematicità, costanza e autorevolezza visto che i suoi servizi sono stati ripresi anche da trasmissioni come Report, TGR Lombardia e TGR Calabria su Rai 3, oltre che da Lo stato delle cose, il talk condotto da Massimo Giletti”. Lo dichiara Eugenio Minniti, legale di Klaus Davi il quale sabato scorso è stato aggredito con calci e pugni da un gruppo di 10 ultras rossoneri in Piazza Axum prima del derby Milan-Inter.
“Le repliche sono tutte legittime, l’Italia non è l’Iran e tutti hanno il diritto di parlare. Ma il linguaggio messo nero su bianco apparso sui profili social degli ultras rossoneri verso il mio assistito è offensivo e aggressivo: ‘Ci troviamo costretti a scrivere queste righe dopo la vergognosa ricostruzione…riguardante la presunta aggressione ai danni dello pseudo giornalista Klaus Davi…non c’è stata alcuna violenza. Sono mesi che questo elemento importuna chiunque nei dintorni dello stadio…La misura è colma: pagliaccio.” si legge nel post dei banditi rossoneri. Così come offensivi sono i volgarissimi insulti e le minacce presenti all’interno dei commenti al post degli ultras del Milan e al video dell’aggressione pubblicato da Davi su YouTube, tra cui “Merdoso bastardo”, “Schifoso pezzo di merda”, “Sei solo un povero pagliaccio”, “Uomo di merda”, “Ridicolo”, “Sei un verme”, “Brutto infame”, aggiunge Minniti.
“Ricordo inoltre che Davi è talmente attendibile che è stato ascoltato dalla squadra mobile di Milano nel dicembre 2024 e che verrà sentito dai sostituti della direzione investigativa antimafia prossimamente. È l’unico giornalista milanese che si è preso la briga di andare più volte in Calabria, a Rosarno e San Ferdinando, per incontrare alcuni esponenti dei clan Pesce e Bellocco, collegati all’inchiesta “Doppia Curva” curata dalla procura di Milano. Klaus Davi è l’unico che ha incontrato Berto Bellocco, fratello di Antonio, oltre a Vincenzo Pesce detto ‘Sciorta’, Orazio De Stefano, Cosimo Borghetto, Pino Piromalli, Francesco Matino detto ‘Ciccio ‘o pazzo’, Giuseppe Calabrò detto ‘Dutturicchiu’, Tommaso Anello e Francesco Pesce detto ‘Testuni’. Ed è fra i pochissimi che a Milano quando parla di famiglie di ‘Ndrangheta sa cosa sta dicendo, non fosse altro perché le ha incontrate tutte senza eccezioni e non in una protetta aula di Tribunale, ma a casa loro tra Rosarno, San Luca, Platì, Gioia Tauro, Buccinasco, quartiere Archi di Reggio Calabria, Ponticelli a Napoli e San Ferdinando. Il violento linguaggio denigratorio degli ultras è pertanto inaccettabile. Davi ha consegnato denunce, referti, video e foto di quanto accaduto sabato scorso agli inquirenti che potranno verificare i fatti con facilità“, conclude il legale Eugenio Minniti.

