“Anche quest’anno la stagione venatoria in Calabria si è conclusa il 31 gennaio 2026, segnando la fine di mesi intensi per migliaia di appassionati che vivono la caccia non solo come attività sportiva, ma come tradizione, presidio del territorio e risorsa economica per molte realtà locali. Il calendario venatorio 2025/2026, pur essendo stato pubblicato in ritardo rispetto alla data del 15 giugno prevista dalla normativa nazionale, è stato nel complesso giudicato positivamente dal mondo venatorio. Dopo anni di attesa, l’approvazione del Piano Faunistico Regionale rappresenta senza dubbio un passaggio storico per il settore, motivo per cui è doveroso riconoscere l’impegno dell’Assessore e della Giunta Regionale verso il comparto”. Lo afferma in una nota un cacciatore calabrese, Roberto Zerotti.
“Allo stesso tempo, questo risultato deve rappresentare un punto di partenza e non di arrivo, il lavoro dovrà proseguire affinché il calendario venatorio 2026/2027 possa mantenere l’impronta della stagione appena conclusa, introducendo ulteriori integrazioni, come la possibilità di attivare la caccia in deroga per specie particolarmente impattanti sulle colture agricole — cornacchia, gazza, ghiandaia e piccione — e per specie come fringuello e storno, già oggetto di interventi in altre Regioni e previsti dalle normative nazionali”.
“Un altro elemento positivo è rappresentato dall’uscita dal piano di emergenza legato alla Peste Suina Africana (PSA). Si tratta di una malattia virale altamente contagiosa che colpisce suini domestici e cinghiali, spesso con esito mortale, e che, pur non essendo trasmissibile all’uomo, provoca gravi danni economici al comparto suinicolo e alla filiera delle carni”.
“La PSA è particolarmente difficile da contenere, poiché il virus resiste a lungo nell’ambiente e può diffondersi tramite contatto diretto tra animali o attraverso materiali contaminati. In Calabria, come in altre aree d’Italia, la gestione dell’emergenza ha lasciato molte perplessità, il fenomeno fortunatamente ha mostrato caratteristiche anomale, con pochi casi, localizzati in zone circoscritte e distanti tra loro”.
“Tuttavia, le restrizioni hanno inciso pesantemente su diversi settori: dall’aumento incontrollato dei cinghiali con danni all’agricoltura, fino alle difficoltà per aziende suinicole e lavorazione carni, senza dimenticare l’impatto su centinaia di cacciatori che praticavano la caccia al cinghiale. Il contenimento e la non diffusione della malattia, permette oggi di guardare avanti con maggiore serenità, trasformando l’esperienza in insegnamento per affrontare eventuali criticità future”.
“Tra gli aspetti più critici di questa stagione venatoria, troviamo la normativa relativa alla ZPS Costa Viola, all’interno della quale, il posticipo dell’apertura della caccia al 1° novembre è stato fortemente penalizzante, è necessario valutare urgentemente il ripristino dell’apertura al 1°ottobre o alla terza domenica di settembre. La scelta attuale ha inciso non solo sui cacciatori residenti nelle aree ricadenti nella ZPS, ma anche sull’economia locale: bar, attività commerciali, produttori di tipicità locali hanno subito ripercussioni”.
“Se si somma questa limitazione alla vastità delle aree protette, come il Parco Nazionale dell’Aspromonte, alle conseguenze della PSA, all’aumento dei costi di munizioni, materiali di ricarica e all’incertezza dei calendari venatori, il risultato è evidente: molti cacciatori stanno abbandonando l’attività o valutano di non rinnovare la licenza, con ripercussioni economiche dirette su intere filiere”.
“Altro fenomeno ancora più preoccupante è il ritorno delle rapine ai danni dei cacciatori, registrate in alcune aree tra Bagnara, Rosarno, Laureana e Taurianova, un fenomeno che negli ultimi anni sembrava quasi scomparso grazie al lavoro delle forze dell’ordine e, che invece, purtroppo, ha visto nuovi episodi. A chi è rimasto vittima di questi fatti va la piena solidarietà e l’augurio di pronta guarigione”.
“È necessario intervenire con decisione per garantire sicurezza a chi pratica un’attività all’aria aperta nel rispetto delle regole. Va ricordato che ottenere una licenza di caccia comporta controlli penali e sanitari stringenti: il mondo venatorio è composto da cittadini rispettosi delle leggi. Vorrei lanciare anche alcuni appelli rivolti:
- alle associazioni venatorie, uno sforzo di unità, i risultati si ottengono solo con compattezza, lavorando per obiettivi comuni e non sulla competizione interna basata su tessere o servizi accessori;
- al Governo nazionale, invece, coerenza, la riforma della legge 157 è stata più volte annunciata ma i risultati concreti tardano ad arrivare”.
“Il calo del numero dei cacciatori in Italia è sotto gli occhi di tutti e deriva in larga parte da politiche restrittive che rendono la caccia italiana molto più limitata rispetto ad altri Paesi europei, basti pensare che nella vicina Grecia si caccia il tordo bottaccio fino al 28 febbraio. La stagione venatoria si chiude con luci e ombre, da un lato passi avanti importanti, dall’altro problemi strutturali ancora irrisolti, alcuni molto gravi e preoccupanti”.
“La caccia non è solo passione, è gestione del territorio, economia, tradizione e presidio ambientale, ignorarlo significa perdere un pezzo importante della realtà rurale italiana. Se la politica vorrà davvero rilanciare il settore dovrà passare dalle parole ai fatti, ascoltando chi vive il territorio ogni giorno, i cacciatori non chiedono privilegi, ma solo regole chiare, stabili, coerenti e soprattutto rispetto”.
“Perché la pazienza, anche quella del mondo venatorio, non è infinita — ma la disponibilità a collaborare, se si lavora seriamente, non è mai mancata. Ai tanti amici cacciatori dico di collaborare, partecipare attivamente e, se necessario, far sentire la propria voce in modo civile e democratico anche nelle piazze, se le cose non cambieranno”.
“Per concludere, se devo esprimere il mio parere, se veramente vogliamo ottenere risultati concreti, serve una rappresentanza vera all’interno della politica Regionale e Nazionale, volti nuovi, una o più figure che siano realmente cacciatori, chi è nato e cresciuto con questa passione, chi la pratica assiduamente, chi si oppone a tutte quelle restrizioni ideologiche senza scendere a compromessi, chi contrasta la disinformazione, chi conosce bene il territorio e le problematiche, chi combatte e si dedica in prima persona tutto l’anno, per la difesa della caccia, della categoria senza tralasciare i benefici per l’ambiente, solo così si possono trasformare le promesse in azioni reali”.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?