Silenzi e preoccupazioni a Siracusa. Tante indiscrezioni, molti commenti, ma dalla società non filtra nulla. La prossima settimana il TFN discuterà (e sanzionerà) in merito al mancato pagamento di contributi e ritenute delle prime tre mensilità. Le nuove news riferiscono però di un altro mancato pagamento dei contributi, a fronte degli stipendi pagati, rispetto alla seconda tranche di mensilità. Questo significa che a una prima penalizzazione potrebbe aggiungersene una seconda.
Quali sono, dunque, i possibili scenari? Siamo andati a chiederlo all’Avvocato Cesare Di Cintio, esperto in diritto sportivo. “L’adempimento successivo non elimina la sanzione. Può essere utilizzato, questo discorso, come un’attenuante. La penalizzazione ci sarà, poi può esserci questa condotta sulla quantificazione”. Il riferimento di Di Cintio è al fatto che per la seconda tranche, al netto dei contributi non versati, c’è stato il pagamento degli stipendi. Non c’è quindi una mancata volontà, ma forse una mancata possibilità. Tuttavia, è chiaro, la penalizzazione ci sarà comunque.
Per lui il discorso è ben più ampio, riguarda la sostenibilità carente per le società di Serie C. “Il Siracusa è una piazza molto importante, merita i campionati professionistici. Dico anche però che il calcio, a livello professionistico, è diventato un impegno sempre maggiore. Le difficoltà a livello economico nascono non perché non si è in grado di programmare, ma perché il campionato di Serie C non garantisce introiti. Si è anche parlato di una riforma per rendere il campionato di Serie C dilettantistico”.
D’ora in poi, com’è noto ogni anno, purtroppo, si inizierà a fare la conta delle possibili “cadute” nel baratro, tra società escluse, non iscritte e quant’altro. Secondo Di Cintio, “è ancora presto” per questi discorsi, “ma i campanelli di allarme sono già suonati. Il Rimini ha finito di disputare la stagione, ad esempio, ma è difficile dire da qui a fine stagione se qualcuno avrà delle difficoltà a iscriversi. Ci sono società con penalizzazioni e questi sono campanelli d’allarme”.
