Cresce la rabbia dei residenti di contrada Morloquio, via residenziale collinare di Ravagnese, nella periferia Sud di Reggio Calabria. Siamo a pochi chilometri dallo svincolo autostradale dell’Aeroporto e in questo tratto di strada, lungo appena 900 metri, si consuma quotidianamente il dramma di centinaia di persone costrette ad una vera e propria corsa a ostacoli per entrare e uscire nella propria abitazione.
Il manto stradale è abbandonato da decenni di incuria e disservizi. Le continue perdite idriche generano voragini e compromettono ulteriormente il fondo stradale già totalmente dissestato. In modo particolare l’ultimo tratto della via, quello pianeggiante dopo la salita, è impraticabile: bisogna percorrerlo a passo d’uomo e ormai alcuni tipi di automobili particolarmente basse e sportive, transitano con difficoltà toccando il fondo stradale. Le voragini sono enormi, e i residenti sono esasperati. Addirittura in alcuni civici, i cittadini devono fare il salto dallo sportello dell’autovettura per superare le voragini da cui sgorga acqua potabile, che viene così perduta (alla faccia degli appelli contro gli sprechi, o ai deliri sulla siccità e sul cambiamento climatico, ottimo alibi per l’inefficienza della politica!).
In cima alla salita si trova la comunità alloggio per disabili mentali di “Villa S. Elia“, che ospita decine di persone problematiche e vede il transito obbligato e quotidiano di tutti gli operatori sanitari che ci lavorano, oltre alle visite dei parenti. Anche questo centro è a rischio isolamento. I residenti sono ormai esasperati: “da anni rivolgiamo appelli – confidano ai microfoni di StrettoWeb – ma dal Comune non abbiamo alcuna risposta. Le abbiamo provate tutte, non sappiamo più cosa fare. Non ci resta che sperare, amaramente, che la strada crolli: almeno scatta l’emergenza, e dovranno ricostruirla subito. E’ l’unica speranza: pensate come siamo ridotti. Se non succede qualcosa di così serio, siamo rassegnati al fatto che non la sistemeranno mai. E’ normale vivere in una città così? Neanche nel terzo mondo…”.
