Il fondo è stato toccato, ma la sensazione è che a Reggio Calabria si sia iniziato a scavare. La classifica che urla vendetta parla chiaro e non ammette repliche né giustificazioni da parte di chi, ancora oggi, prova a raccontare una realtà parallela. La Reggina, la squadra che per storia, blasone, titoli e tradizione dovrebbe letteralmente cannibalizzare questo campionato di Serie D, si ritrova mestamente al quinto posto. Un piazzamento che definire umiliante è un eufemismo, considerando che davanti alla maglia amaranto ci sono compagini che, con tutto il rispetto, rappresentano piccoli paesini di provincia o realtà che rimangono storicamente totalmente estranee alla geografia del calcio che conta. Vedere il Savoia e la Nissa correre per la vittoria finale precedendo la Reggina in graduatoria a sole 10 giornate dal termine del torneo, è un colpo al cuore per chiunque abbia vissuto gli anni d’oro del Granillo. Per chiunque abbia a cuore le sorti del club amaranto.
Ma il dato che lascia più sbigottiti è la presenza, in posizioni di vertice, di squadre come la Nuova Igea Virtus di Barcellona Pozzo di Gotto o l’Athletic Palermo. Parliamo di una seconda squadra del capoluogo siciliano che persino a Palermo faticano a conoscere, eppure oggi guarda dall’alto in basso una Reggina ridotta all’ombra di sé stessa. Essere dietro queste realtà a sole dieci giornate dal termine della stagione regolare significa aver fallito su tutta la linea, aver tradito – per l’ennesima volta – le aspettative di un intero popolo e aver calpestato il prestigio di un marchio che meriterebbe palcoscenici di ben altro spessore.
Una gestione societaria fallimentare figlia della politica
Questa agonia non è figlia del caso, e su StrettoWeb lo ribadiamo quotidianamente da anni. Anche dopo ogni filotto di vittorie effimere. Il pesce puzza sempre dalla testa, e il disastro della Reggina dipende da una gestione societaria che appare sempre più inadeguata e priva di una reale visione sportiva. Siamo al terzo anno consecutivo di Serie D e mai, mai, neanche per un giorno, la Reggina è stata prima in classifica in queste tre stagioni. Con questa inerzia, il rischio di veder scivolare via anche la prossima stagione verso un quarto anno tra i dilettanti è uno spettro sempre più concreto, per cui tra poche settimane inizierà a mancare soltanto la certezza matematica. Una società scelta dalla politica cittadina, che sembra essersi accontentata di una sopravvivenza mediocre anziché puntare a un rilancio in grande stile. Non si può vincere un campionato con le figurine o con i proclami se poi, alla prova del campo, la squadra dimostra ogni anno di essere totalmente inadeguata uscire dal fango dei dilettanti.
Il pareggio ottenuto in extremis contro l’ACR Messina nel derby dello Stretto più triste della storia è l’emblema di questa decadenza. Aver rischiato di perdere in casa, dopo la figuraccia imbarazzante e vergognosa della gara d’andata, è un’offesa alla storia della Reggina. Una prestazione nervosa, povera di idee, che ha visto la Reggina salvarsi solo grazie a un episodio in zona Cesarini, evitando un’umiliazione interna che sarebbe stata la pietra tombale su questa stagione. Eppure, anche di fronte a uno spettacolo così deprimente, si percepisce uno strano e inverosimile entusiasmo da parte di una fetta di tifoseria che sembra aver smarrito la capacità di indignarsi. Sempre aver perso la capacità di vedere la realtà.
Numeri da crisi profonda e l’assuefazione di una piazza stordita
I numeri dell’ultimo periodo sono impietosi e dovrebbero indurre chiunque a una riflessione profonda, se non a una vera e propria contestazione. Nelle ultime due partite casalinghe la Reggina non è riuscita a vincere, collezionando solo pareggi che sanno di sconfitta. Nelle ultime quattro uscite totali, la squadra ha messo a segno la miseria di quattro reti, uno a partita, e la cosa più preoccupante è che sono arrivate tutte nei minuti di recupero dopo prestazioni davvero imbarazzanti. È una squadra che non gioca, che non domina e che spera nel colpo di fortuna finale per mascherare lacune tecniche e caratteriali spaventose. Non si può sperare di vincere un campionato in questo modo. E il girone è scarsissimo. In qualsiasi altro girone della serie D di quest’anno, con gli attuali punti in classifica, la Reggina sarebbe a -10, -15 o addirittura -20 punti dalla vetta. Nel girone I, invece, non ci sono avversarie all’altezza e solo per questo motivo la squadra di Torrisi è ancora in corsa, almeno sulla carta.
Ciò che più ferisce, tuttavia, è l’atteggiamento della città. Reggio sembra appesantita, stanca, quasi assuefatta a questa assurda mediocrità. Invece di una reazione ferma, di una contestazione dura e legittima contro una società che ha già portato il calcio reggino verso un oblio senza precedenti e non mostra alcuna differente prospettiva, si assiste a un entusiasmo ingiustificato a ogni minima vittoria contro le “squadrette” di turno. È un meccanismo psicologico perverso: c’è gente che si eccita per il minimo sindacale dopo aver dimenticato cosa significa essere Reggina. Ma la realtà è un’altra ed è sotto gli occhi di tutti: la Reggina sta vivendo un dramma sportivo mai visto prima e, se non ci sarà una scossa immediata, il quarto anno di Serie D sarà solo l’ennesimo capitolo di una cronaca di un fallimento annunciato.
