Reggina, è sempre la stessa storia: “ci vediamo a maggio”, di nuovo. Ma a novembre era pieno di “nemici”. Ora è tornata l’eccitazione, ma per cosa?

Dalla rabbia all'eccitazione, poi di nuovo rabbia e di nuovo eccitazione: il tifoso della Reggina ci ricasca, per l'ennesima volta, tra caccia al nemico e circo delle incoerenze

E’ già successo, sta succedendo ma speriamo che non succeda di nuovo. E’ già successo ma ci stanno ricascando. Con le stesse, identiche, modalità di un anno fa e di due anni fa. I tifosi della Reggina si eccitano per il superfluo, l’inutile. Vi ricordate quando si eccitarono per la vittoria in rimonta a Licata da 2-0 a 2-3? Non ci fu goduria per il successo, allora. Allora, il primo obiettivo, era andare ad insultare quelli che loro definivano “nemici della Reggina”. Alla fine di quella stagione andò abbastanza male. Quinto posto sul campo, Trapani capolista e lontanissima, sconfitta nella finale di un playoff inutile.

L’anno dopo, cioè quello scorso, stessa storia. L’estate prima leoni, l’estate dopo giocatori di nascondino. “Ci vediamo a maggio” dicevano sempre a quelli che ponevano dubbi sull’operato della società e sull’obiettivo finale. Sembrano gli ‘mpanicati del Covid e del “ci vediamo tra due settimane”. Anche Ballarino ci cascò, in autunno: “il 4 maggio saremo in Serie C”. Boom! Niente! Eccitazione, tanta, per le “incredibili” e “fantasmagoriche” mille mila vittorie di fila contro Sancataldese, Sant’Agata di Militello, Licata, Enna, Paternò, Locri, Castrumfavara. Eccitazione, soprattutto, dopo la vittoria della finale playoff contro la Scafatese: festa grande a fine gara, giocatori sotto la Curva, megafoni, sorrisi e abbracci. Maggio era arrivato, e anche inoltrato, ma quell’eccitazione diventò fumo. Fumo nel senso che tutto sbiadì, così come i tifosi leoni, di giorno in giorno sempre più nascosti per la vergogna.

La lezione non è stata imparata: il tifoso della Reggina ci ricasca

Primo anno, nessuna lezione imparata. Secondo anno, nessuna lezione imparata. Saggezza ed esperienza avranno finalmente, quest’anno, portato consiglio? Macché! In estate tutti furiosi: manifestazioni di piazza, incontri, confronti, riunioni segrete col Sindaco che manco la CIA (con tanto di balle al seguito su proprietà del Mondiale per Club). “Ballarino via” gridavano quelli che mesi prima dicevano ai nemici “ci vediamo a maggio”. Poi arriva Montalto e tutto svanisce. Di nuovo fumo, di nuovo nascondino. Ballarino è diventato bravo, ancora.

In quel periodo, prima dell’inizio del campionato, l’eccitazione era tornata di moda. Ce n’era tanta, all’Arena. Tifo da stadio e grandi annunci: “vinceremo”. E no, non era il Duce, visto che di questi tempi piace tanto parlare di ossessioni nostalgiche. La Reggina doveva vincere, ma è successo di nuovo: tutto sbiadito. In quel momento, da settembre a dicembre, tutti coloro che insultavano i “nemici della Reggina” sono diventati improvvisamente nemici pure loro. Incredibile! “Andate via,” “Ballarino vattene”, “Catanesi via”, “Cedi al più presto”.

Siamo, e abbiamo perso il conto, all’ennesimo “cambio bandiera” in circa due anni. E’ finita? No. Perché l’eccitazione è tornata. Sono bastate alcune vittorie di fila per “mischiare” di nuovo tutto. I nemici, gli amici, gli amici che poi sono diventati nemici e poi di nuovo amici. E, sempre, quella strana sensazione: il tifoso della Reggina, anzi per fortuna una sparuta minoranza, anziché godersi la vittoria, ogni fine gara non fa altro che sputare veleno e sentenza contro quei “nemici” di cui prima faceva parte. Nemici che hanno inventato loro, ovviamente.

Che poi ci si debba godere una vittoria a Ragusa, al 90′, dopo una partita brutta, questa è un’altra storia. La realtà è che l’eccitazione è tornata. Così come quel “ci vediamo a maggio”. E, anche in questo caso, per la terza volta di fila, non capiamo ai fini di quale risultato o traguardo. La Reggina ha per caso vinto il campionato? La Reggina, con il successo di ieri, ha staccato il secondo posto di 15 punti, mettendo un’ipoteca sulla vittori? No, purtroppo. E, anche fosse, dovremmo solo dire: “finalmente”, visto che dopo tre anni siamo in Serie D e rischiamo ancora una volta di rimanerci, avvicinandoci a domenica al derby dello Stretto più triste di sempre, anche più triste – se vogliamo – di quello dell’andata.

Ecco chi non vuole davvero bene alla Reggina

Se c’è qualcuno che non vuole bene alla Reggina, oggi, è proprio chi si eccita a intermittenza: oggi leone, domani topolino. Oggi “ci vediamo a maggio, nemici della Reggina” e domani “Ballarino vattene”. Sono gli stessi che idolatravano Gallo e poi l’hanno scaricato e ingiuriato in ogni modo possibile. Sono gli stessi che idolatravano Saladini e poi gli hanno detto le peggio cose. Non prima, però, di aver insultato chi apriva gli occhi proprio su Saladini. Questi ultimi, però, erano coloro che alla Reggina vogliono bene davvero. Eravamo noi che provavamo a tutelarla. Sono gli stessi, ancora, loro, che insultano Bandecchi ma che – se alla guida ci fosse lui – lo ergerebbero a Dio.

Di lezioni, negli ultimi anni, la Reggina ne ha fornite tante. Semplicemente, però, c’è chi ancora non le ha colte e non sappiamo quanto ancora debba passare affinché possa afferrarle e farle proprie. Siamo a febbraio, ci avviciniamo al terzo anno di gestione Ballarino e non abbiamo avuto l’ebbrezza, mai, di vedere la Reggina prima in classifica, da sola, anche solo per un’ora. In compenso però ci siamo sorbiti inutili sermoni sulla stampa nemica, sul terreno di gioco, sugli arbitri, sul Siracusa cattivone, sulla Vibonese che si scansa. E alcuni di questi si ripetono, ciclicamente.

Anche Torrisi li ha ritirati fuori: “tutti uniti e vinciamo” e via di lezioni di giornalismo. Caro mister, oggi sono tutti dalla sua parte, ma vedrà come alla prima occasione saranno pronti a scaricare pure lei. E’ già successo con Trocini. Pensi, è successo anche con Inzaghi, in quel breve periodo prima delle ingiurie a Saladini. Pensi che i tifosi erano anche pronti a srotolare uno striscione chiedendo a Superpippo di dimettersi proprio pochi secondi prima del gol di Canotto. Poi però lui segnò e tornò l’eccitazione, ma almeno quella era legata al sogno di un possibile ritorno in Serie A.

La memoria corta

Una cosa giusta, però, Torrisi l’ha detta di recente, anche ribadita: “dobbiamo ricordare dove eravamo a novembre, ma si fa presto a dimenticare”. E’ vero, non va dimenticato, ma la memoria è ridotta, meno che corta. E’ quasi come se il tifoso della Reggina tenesse dentro solo gli ultimi due mesi, rimuovendo il passato. Dovrebbe ricordare ciò che è successo in quella estate 2023; dovrebbe ricordare il disastro dei mesi scorsi, così come non dovrebbe dimenticare che sì – e lo ribadiamo – questo campionato è scarso e mediocre. Non lo diciamo noi, non lo dicono i “nemici”, non lo dice chi “gioca a perdere”. Lo dicono i numeri e le proiezioni in vetta a fine stagione, a maggio.

Già, ora è tornato quel ritornello: “ci vediamo a maggio”. E speriamo per la Reggina, per i tifosi, per la piazza, per tutti, che davvero a maggio – questa volta – sia Serie C. Forse, lì, potremmo eccitarci davvero. Ma non per la Serie C, bensì per le possibilità di un vero cambio di proprietà, che magari possa spazzare via definitivamente questo clima di odio e divisione continua. Ma la Reggina oggi è lì e rincorre, ancora, come sempre, da due anni e mezzo a questa parte. E se a maggio non dovesse essere Serie C, nascondino tornerà ad essere il gioco preferito degli “amici della Reggina”. Che però torneranno ad essere nemici… O forse lo sono sempre stati?