Qualche mese fa don Giovanni Zampaglione, parroco di Masella e Montebello Jonico, ha raggiunto e superato i 100 mila follower su Instagram (più di 50 mila su Facebook, Tik Tok poco utilizzato e ha una pagina personale) facendo questa riflessione: “da sempre ho fatto uso dei social media per diffondere il messaggio cristiano con riflessioni o messaggi che servono a far riflettere il lettore. Ricordo – afferma don Giovanni Zampaglione – quando durante la pandemia ho usato i social per tenere ‘accesa’ la fede cristiana e soprattutto per offrire parole di conforto e di speranza a tutti”. Il prete, attraverso questi nuovi spazi di relazioni sociali che sono i social media, è chiamato ad essere “portatore di speranza e a dare tanto coraggio a chi vive momenti difficili e di scoraggiamento”.
“Qualche anno fa un mio amico giornalista, Giuseppe Toscano, mi aveva definito il parroco più ‘social’ che tiene fissa sempre la barra dell’essere cristiano e quindi della fede. Bisogna però fare attenzione a come si utilizzano questi strumenti. Durante questi anni ho fatto spesso dei convegni ove ho sensibilizzato i parrocchiani all’uso corretto dei mezzi di comunicazione, strumenti preziosi per veicolare le buone notizie, ma che possono ferire e alimentare campagne di odio e disinformazione. Quando un prete passa più tempo a curare l’algoritmo che l’altare qualcosa si è già rotto dentro”.
“Il sacerdozio non è un profilo da far crescere, non è un brand, è rinuncia, è nascondimento, è fedeltà silenziosa. È servire Dio e la comunità dei fedeli. I social sono sirene moderne: ti promettono visibilità, consenso, applausi. La gente (anche attraverso i social, se utilizzati bene) è ‘assetata’ di parole ‘positive’. Tantissime persone giornalmente condividono i miei post e i miei video. Tanti sono diventati virali. Papa Leone ci invita a rendere virali la ‘bellezza’ e la ‘luce della verità’. Ma il Vangelo non promette like, promette la croce. Quando un prete inizia a pensare più a sé stesso, che a Dio, più all’immagine che all’anima, l’esito è quasi scritto”.
“L’uso dei media digitali deve essere operoso e responsabile, trasformando le piattaforme in luoghi di speranza. In questi anni, grazie anche alla ‘missione digitale’, ho dato forza e coraggio a tanti (giovani e adulti) diffondendo speranza e fede e valori anche attraverso i social. Il web è diventato luogo di incontro, di missione evangelizzatrice. Mi permetto però di sottolineare l’importanza di passare dalla semplice connessione alla vera comunicazione, valorizzando l’incontro reale, la stretta di mano e l’abbraccio. Un prete deve essere sempre prete”.
“Cosa direi oggi a un giovane Sacerdote
“Uomo di preghiera, di Eucarestia, di ascolto. A un giovane sacerdote oggi direi: ‘meno schermi, più ginocchia piegate’. Meno esposizione, più obbedienza. Non bisogna mai perdere di vista l’essenziale. Perché quando si perde il centro, prima o poi… si perde tutto. Scrivo tutto questo a seguito della scelta di don Aberto Ravagnani di lasciare il ministero sacerdotale. Un mio giovane di Masella (R.C.) l’altra sera – per concludere questa mia riflessione – mi disse: ‘Grazie perché mi siete amico, confidente, ma soprattutto perché mi aiutate ad essere sempre vicino a Dio. Volendo dare un consiglio a questo mio confratello don Alberto, oggi sarebbe questo. Perché non scegliere la via del silenzio e della preghiera dopo aver dato l’annuncio di aver lasciato il ministero sacerdotale? Pregherò per te e per tutti i miei confratelli sacerdoti che vivono momenti difficili e di…smarrimento” conclude don Zampaglione.

