I ProPal tornano alla carica. Questa volta, il problema è il Festival di Sanremo. Il motivo? “Un clima censorio” che fa parte del mondo dello spettacolo sul tema della Palestina. “Chiediamo un’altra musica, perché sappiamo benissimo che palchi come Sanremo o anche spazi come le Olimpiadi vengono utilizzati per cercare di ripulirsi l’immagine“. Lo ha dichiarato il presidente del Movimento studenti palestinesi di Roma, Maya Issa che oggi è intervenuta alla manifestazione davanti alla sede Rai di via Asiago, chiedendo anche il boicottaggio dell’Eurovision Song Contest che non ha escluso Israele, com’è normale che sia, non essendocene alcuna ragione, visto che Israele si è difesa da un attacco terroristico risalente al 7 ottobre, universalmente riconosciuto, sinistra a parte.
Maya Issa ha aggiunto: “quello che noi chiediamo è invece di prendere una posizione, perché la musica non significa essere neutri”. Issa ha quindi ribadito la richiesta agli artisti di non partecipare all’Eurovision: “quello che noi chiediamo a questi artisti è di prendere una posizione e non andare all’Eurovision, perché sono spazi che Israele utilizza per fare washing, ripulirsi l’immagine”. Una scelta alquanto inutile che priverebbe non solo l’artista, ma l’Italia intera, di una vetrina internazionale, non cambiando di una virgola il suddetto “washing” che farebbe Israele.
Nel documento diffuso dal presidio, il movimento sottolinea inoltre che “il Festival di Sanremo non è un semplice spettacolo televisivo, è uno dei dispositivi mediatici più potenti del nostro paese” e rivendica “il diritto alla libera espressione” e “a un servizio pubblico indipendente da pressioni politiche e interessi industriali”. Sono fantastici. Rivendicato il diritto alla libera espressione ma chiedono, obbligatoriamente, che si parli di Gaza, di non andare all’Eurovision, di boicottare le manifestazioni.
Ora, capiamo che ascoltare 30 artisti in una sera sia difficile, così come fermarsi a leggere un articolo per intero. Fra i 30 big in gara a Sanremo 2026, infatti, c’è Ermal Meta che porta una canzone su una bambina morta a Gaza. Ovviamente, nessun riferimento esplicito ad Hamas, quindi, nello stile narrativo che piace ai ProPal. Ecco il “clima di censura” che vedono solo sinistra e ProPal: su TeleMeloni, a Sanremo, in mondovisione, c’è una canzone su Gaza. Ma loro protestano contro le pressioni politiche del servizio pubblico, la stessa “opprimente” parte politica che ha contribuito alla pace a Gaza.
