Hyrox a Torino: un’esperienza travolgente che unisce fatica e passione con una riflessione sul potenziale di città come Reggio Calabria

Dalla partecipazione globale all'incredibile spirito di comunità, l'evento ha mostrato il vero significato di sfidare se stessi, con una riflessione sull'importanza della connettività e delle infrastrutture per le città moderne come Reggio Calabria

Foto di Carlo Vetere
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Sono arrivato al Palasport Lingotto di Torino con gli occhi pieni di curiosità e una dose di adrenalina che non riuscivo a nascondere. È la mia prima volta all’Hyrox, da spettatore ovviamente, l’evento che sta conquistando il mondo del fitness, e posso già dirlo: sono rimasto stupito, sbalordito dalla perfezione, maestosità di questa manifestazione. Non si trattava solo di un evento sportivo, ma di un’esperienza che trasuda energia, passione e organizzazione impeccabile.

L’Hyrox, per chi non lo sapesse, è una competizione che prevede 8 circuiti di forza e resistenza. Tra sprint, tirate, vogatore, spinte, burpees, infernali broadjump, wallball, affondi e il faticosissimo carryfarm, con due kettlebell da 24 kg ciascuna, gli atleti devono superare ogni prova, ciascuna intervallata da 1 km di corsa estenuante. Una sfida fisica totale, dove l’obiettivo non è battere gli altri, ma l’unica rincorsa è il migliorare sé stessi, spingersi oltre i propri limiti.

La giornata al Palasport Lingotto mi ha colpito per l’incredibile cura nei dettagli. Ogni aspetto dell’organizzazione è stato esemplare: la comunicazione per il pubblico e gli atleti, il coordinamento tra il team tecnologico e quello umano, la logistica che non ha mai lasciato nulla al caso. Un numero impressionante di persone e addetti ai lavori ha garantito la puntualità, la precisione, la corretta esecuzione e svolgimento di ogni singola gara e soprattutto la sicurezza. Ogni passaggio della gara era scandito da un’organizzazione che sfiorava la perfezione, con la tecnologia che monitorava in tempo reale i tempi di ogni partecipante. La fatica degli atleti era evidente, ma lo spirito di squadra e l’incoraggiamento tra i partecipanti erano contagiosi. E tutto questo, sotto il costante intrattenimento della musica che sembrava spingere ancora di più a dare il massimo.

L’aspetto più straordinario dell’Hyrox, però, è l’inclusività. L’ho visto con i miei occhi, l’ho sentito nei racconti di chi, nelle urla, negli abbracci, nel tifo, con sacrificio, ha affrontato questi 8 circuiti. Qui non c’è spazio per il “chi è il più veloce“, perché l’Hyrox non è una gara contro gli altri, ma con se stessi. Non importa l’età, il livello fisico, né tantomeno la velocità con cui si corre: l’importante è la volontà, pura e semplice. Si partecipa per migliorarsi, per mettersi alla prova, per vedere fino a che punto si può arrivare. E l’inclusività è un valore che si respira in ogni angolo, in ogni momento: giovani, meno giovani, uomini e donne, ma anche famiglie intere e bambini piccolissimi che sostengono gli atleti ed i propri genitori da bordo pista. Ho visto padri correre fianco a fianco con i figli, amici che si spingono a vicenda, e una forza straordinaria da parte di chi affronta difficoltà fisiche, ma non si ferma mai. Lì non conta se hai una disabilità, perché la determinazione di chi lotta per completare anche solo un circuito è qualcosa che ti fa commuovere, davvero, non ci si arrende mai.

L’Hyrox è diventato un fenomeno globale, capace di unire persone da ogni angolo del mondo, portando atleti da tutta Europa e da ogni regione d’Italia a Torino. Io stesso, insieme alle mie amiche Federica, Cristina, Lina e Roberta, sono partito da Reggio Calabria per fare il tifo per la nostra amica Elisa Zumbo, istruttrice alla palestra Tribe, ed alla sua simpaticissima compagna di avventure Pamela (arrivate 22° su 80 partecipanti da tutta Italia ed Europa). Sull’aereo, assieme a noi, tantissimi altri calorosi appassionati, ragazze e ragazzi, da Reggio Calabria tutti diretti a Torino per lo stesso motivo: gareggiare, mettersi alla prova con l’Hyrox. È straordinario come, a distanza di pochi minuti di volo, questa passione riesca a unire tante persone, facendo sentire un senso di comunità che va al di là della competizione.

E qui arriva una piccola riflessione: l’incredibile valore (per molto tempo trascurato alle nostre latitudini) delle infrastrutture di trasporto. Alle 16:00 ero a Reggio Calabria e alle 17:30 ero già a Torino, in appena 90 minuti. È singolare come la connettività tra le città, facilitata da aeroporti, strade e ferrovie, renda possibili eventi così grandiosi. Per una città che vuole definirsi moderna e cosmopolita, avere rotte dirette con le maggiori metropoli non può essere un’eccezione, ma una regola, la normalità.

In un mondo che ormai è sempre più globalizzato, dove ogni regione e ogni città si gioca una parte del proprio destino in un contesto internazionale, l’efficienza delle reti di trasporto è la chiave per garantire che queste connessioni siano non solo possibili, ma anche rapide, sicure e accessibili. Immaginiamo se non ci fossero voli diretti, se i collegamenti ferroviari o autostradali non fossero abbastanza frequenti o efficienti: eventi come l’Hyrox (ma ci sarebbero altri milioni di esempi), che richiamano atleti da ogni angolo del paese e dell’Europa, semplicemente non sarebbero sostenibili. È attraverso una rete di trasporti ben organizzata che persone come me, ma anche atleti, famiglie e appassionati o semplici turisti, possono spostarsi con facilità da una città all’altra, per partecipare a manifestazioni, mostre, concerti o eventi culturali che si svolgono a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

Non basta essere una città bellissima, affacciata sul mare, con meravigliosi tramonti, ricca di storia e cultura, ma è essenziale che sia anche un nodo centrale di una rete di trasporti che consenta un rapido flusso di persone. Pensiamo ai grandi hub come Milano, Roma, Torino, Bologna, Verona, Rimini: non sono solo centri di business, ma anche luoghi dove si realizzano eventi globali, dove la cultura e l’economia si intrecciano grazie alla mobilità. La disponibilità di voli diretti, collegamenti ferroviari ad alta velocità e una rete stradale efficiente fanno sì che ogni cittadino, ogni atleta, ogni appassionato possa raggiungere facilmente queste metropoli, senza frizioni, senza perdite di tempo.

È questa connettività che la mia città, Reggio Calabria, DEVE sfruttare e garantire per diventare davvero, realmente, una città dinamica, aperta, moderna, cosmopolita, capace di avere una visione e di attrarre eventi internazionali e di offrire opportunità a tutti, una città che deve ritornare ad avere CORAGGIO.

Chiudo questo personalissimo racconto con una riflessione: ho visto tanti atleti, di tutte le età, alla fine dei circuiti, completamente esausti, ma con un sorriso di grande soddisfazione che non riuscivano a nascondere, un sorriso che comunicava “ci sono anch’io”. E la domanda che sorgerebbe spontanea a chi sta fuori è: si può essere felici pur soffrendo queste immani fatiche? La risposta è sì. Assolutamente sì, 100.000 volte si. E, se non ci credi, basta provare per credere.
La vera bellezza dell’Hyrox sta proprio in questo: la sfida contro se stessi, nel mettersi alla prova, nella fatica che alla fine porta al benessere ed al miglioramento. Perché, come dicono molti di loro sui social: “non vedo l’ora di tornare in palestra per prepararmi per la prossima edizione e migliorare il mio tempo!”.

Non ci sono scorciatoie, non ci sono medaglie ma solo lavoro, soltanto la volontà di portare a termine la propria serie, la propria gara.
E in quell’ultima serie infinita di 100 wallball che ti spezzano in 2, correre con le gambe tremanti, giunto ormai al limite estremo dell’umana sopportazione, con le tue ultime energie, verso quel traguardo che porrà fine ad ogni “sofferenza”, esausto, distrutto ma con quel sorriso di chi ce l’ha fatta, col cuore che batte impazzito, urli con le poche forze rimaste quel liberatorio “ce l’ho fatta!!!!!!!”, consapevole che hai terminato un percorso durato mesi di intenso allenamento, rinunce….. e alla fine spritz per tutti!!!

Riuscire a completare un Hyrox, qualunque tempo si impieghi, è una sensazione di assoluto benessere per la totalità di ogni iscritto, un’esplosione di felicità. Penserete: “forse stai esagerando!”. Può darsi, per fortuna non siamo dei robot ma esseri umani che vivono di emozioni, ognuno con le proprie, e quello che mi ha trasmesso questa manifestazione, tutto quello a cui ho avuto il piacere di osservare, vivere in diretta con le mie amiche, è stato un mare travolgente di emozioni e positivissime sensazioni, con una domanda sospesa “E se a Reggio Calabria………..”.