Potevano mancare i ProPal alle Olimpiadi? Certo che no. Scoppia la polemica pro Palestina nella sera della vigilia della cerimonia d’apertura di Milano-Cortina 2026. Ad accendere la miccia è stato Ghali, rapper milanese di origini tunisine che salirà sul palco di San Siro insieme ad artisti del calibro di Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli, un tantino più famosi di lui a livello mondiale.
Attraverso i social, Ghali si è lamentato del fatto di non poter esprimere le sue posizioni pro Gaza, di non poter parlare in arabo nel suo intervento e non poter cantare l’inno. Tradotto: niente teatrino pro Gaza, com’è giusto che sia, sono le Olimpiadi, non il palco di un centro sociale o un comizio della sinistra.
Lamentela social, ma niente ritiro dalle Olimpiadi
“A tutti – esordisce il rapper su Instagram – Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro“.
Coerentemente con quanto scritto, con i diritti che gli sarebbero stati negati, con la censura che lamenta, Ghali avrebbe dovuto aggiungere una frase alla fine: “per questi motivi, ho deciso di non partecipare alla Cerimonia di apertura delle Olimpiadi“. E, invece, questa parte manca. L’occasione era troppo ghiotta, salire sul palco delle Olimpiadi e farsi conoscere in mondovisione. Quando gli ricapita? Ghali sul palco ci sarà. Gaza può aspettare.
