Crotone, blitz antimafia: arresti per racket nei villaggi turistici e aste giudiziarie pilotate

Indagine della Dda di Catanzaro sul controllo delle attività a Isola Capo Rizzuto: estorsioni, intimidazioni e un’auto incendiata per scoraggiare gli acquirenti. Decisive le denunce delle vittime

Un controllo “asfissiante” sulla gestione dei villaggi turistici e una strategia del terrore per blindare le aste giudiziarie e riprendersi gli appartamenti persi dopo il fallimento di una loro società immobiliare. Sono queste le accuse mosse dalla Dda di Catanzaro alle 7 persone arrestate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone. Gli indagati, come riporta ANSA, sono ritenuti vicini alla cosca Arena e alle famiglie satelliti di Isola Capo Rizzuto. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ipotizza a vario titolo i reati di estorsione, turbata libertà degli incanti e incendio doloso, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Destinatari della misura in carcere disposta dal Gip Fabiana Giacchetti, come riporta ANSA sono: Pasquale Arena, di 34 anni, Giuseppe Bruno (56), Domenico Muraca (74), Michele Nicoscia (46), Rosario Scerbo (58), Vincenzo Scerbo, detto “Cecè” (63) e Carmine Antonio Timpa (75). L’indagine, scaturita da un atto vandalico in una struttura jonica, si è avvalsa di intercettazioni ambientali, analisi documentali e testimonianze. Come sta succedendo da qualche tempo nel crotonese, la vittime continuano a ribellarsi ed a denunciare i loro aguzzini. Al centro degli accertamenti del Nucleo investigativo figura il complesso turisticoSeleno-Margheritissima“.

Secondo gli inquirenti, la cosca avrebbe imposto un regime di monopolio sui servizi condominiali: dalla guardiania alla manutenzione del verde, fino alla gestione delle spiagge e delle navette. L’amministrazione dei condomini sarebbe stata costretta ad assumere soggetti legati ai clan. Una gestione parallela che scavalcava sistematicamente le delibere assembleari per favorire gli interessi degli Arena e degli Scerbo. Un filone di indagine riguarda il recupero degli immobili della fallita società “I.G.B. Immobiliare“.

Alcuni indagati, ex soci della ditta, avrebbero messo in atto una vera e propria “regia occulta” per scoraggiare gli acquirenti e rientrare in possesso degli appartamenti tramite prestanome. Dalle intercettazioni emergono minacce esplicite. Dalle parole si è passati ai fatti in almeno un episodio documentato, quando l’auto di un aggiudicatario è stata data alle fiamme all’interno del villaggio subito dopo l’acquisto.