Caro Pucci ti stimavo, ma hai sbagliato. E ti dico perché

Lettera all'artista e comico Andrea Pucci, dopo la sua rinuncia a Sanremo in seguito alle "lagne" della Sinistra

Caro Andrea Pucci, mi hai sempre fatto ridere. E sei uno dei pochi, in realtà, per il tuo tipo di comicità. Quei monologhi lunghi, per me, sono spesso sinonimo di demenzialità, di risate forzate. Tu, però, sei tra i pochi che mi fa davvero ridere. E, vedi, non ti conosco, non so che tipo di persona tu sia, ma ti giudico esclusivamente per la tua professione, non per le tue idee.

Caro Andrea Pucci, ti stimo. Anzi, ti stimavo. Una scelta di pochi secondi mi ha fatto ricredere su un comico, e solo su un comico, che stimavo. Perché sì, con la decisione da te assunta oggi, hai sbagliato. Completamente. Hai commesso un errore madornale. E gravissimo. Un precedente che – quello sì – a me fa davvero paura. Caro Pucci, hai rinunciato a partecipare a Sanremo per le polemiche, per la pressione, per la censura.

Da parte di chi? Della Sinistra, in tutta la sua essenza. E’ la stessa Sinistra – quell’accozzaglia di personaggi indefiniti tra politica, stampa, associazioni, opinionisti – che ha fatto sì che venisse immediatamente rimosso il volto di Meloni in una scultura di una Basilica di Roma. E’ la stessa Sinistra che ha impedito ad alcuni personaggi di tenere una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. E no, il problema non è la scultura – il cui volto comunque sarebbe stato da rimuovere – e non è neanche la conferenza di Casapound, sicuramente fuori luogo. Il problema, caro Pucci, è che la Sinistra – collezionando battaglie di questo tipo – si gonfia il petto parlando di “battaglie” vinte al grido di “combattiamo il fascismo”. Che però è quello che, con la censura, attuano loro per primi.

C’è un video storico, che ogni tanto ritorna virale, di Gianfranco Funari che confessa le parole confidategli dal padre:occhio al fascismo di Sinistra, che è peggio di quello di Destra”. Vedi, caro Pucci, tu l’hai data vinta a loro, ancora. Tu, con la tua rinuncia, li hai fatti vincere. Perché loro di questo si “nutrono”. Di battaglie finte, inutili, superflue. Che sarebbero innocue, in realtà, ma che si trasformano in violenze se poi pensiamo ai fatti di Torino o a quelli di Milano, dove c’è gente che protesta persino per le… Olimpiadi.

Caro Pucci, io Sanremo lo guarderò comunque, perché mi piace la musica. Ma avrei fatto di tutto per concentrarmi e seguire con attenzione qualche tuo simpatico sketch. Non vedevo l’ora. Non sapevo di questi tuoi “scivoloni” di cui sei stato accusato in questi giorni, legati a sessismo, omofobia e robe del genere. Non li apprezzo, senza dubbio, ma ti avrei guardato – e avrei riso – scevro da ogni condizionamento su tuoi comportamenti o idee.

In fondo, caro Pucci, possono anche non piacermi le idee di Benigni, eppure ho sempre guardato con piacere e curiosità le sue – tante, durante svariati Governi – ospitate a Sanremo. Perché mi piacciono i suoi film, il suo modo di recitare. Ho anche guardato quelle di Maurizio Crozza, qualche anno fa. Mi dispiacque pure quando lo fischiarono. Pensa, caro Pucci, mi infastidirono molto anche le parole di Renato Zero contro il Ponte sullo Stretto di oltre un anno fa durante un concerto a Messina. Eppure lo apprezzo come artista, come cantante, e mai potrei pensare di “battagliare” affinché gli venga impedito di cantare. Sarebbe un’idea fascista.

Caro Pucci, forse col tuo gesto pensavi di fare cosa gradita, di compiere un gesto “nobile” per uscire da signore. No, nient’affatto. Così è anche peggio. Chi ti ha massacrato, continuerà a farlo, dicendosi felice per la tua esclusione. Perché nel mondo delle censure, o di chi censura ma grida alla censura degli altri, funziona sempre tutto al contrario. E allora dovevi andare, prenderti i fischi e trasformarli in applausi. Mi sarei aspettato questo.