“La simulazione di Alessandro Bastoni durante la partita Juve-Inter e di tantissimi calciatori che hanno simulato mi ha fatto pensare a come anche noi, nella nostra vita, a volte ‘simuliamo’ di essere qualcosa che non siamo. Bastoni (qualsiasi giocatore) non ha ammesso di aver simulato, ha ingannato l’arbitro ma ha anche esultato davanti all’avversario di turno per l’espulsione e Gesù ci insegna a essere sinceri e a dire la verità (Gv 8,32). Come possiamo essere più autentici e onesti nella nostra vita?”. Cosi inizia la sua riflessione don Giovanni Zampaglione, parroco di Masella e Montebello Jonico, relativamente al caso Bastoni e all’espulsione di Kalulu in Inter-Juve. “Bastoni (qualsiasi giocatore) non ha riconosciuto l’errore e non si è scusato. Gesù ci insegna a essere umili e a chiedere perdono quando sbagliamo (Lc 18,9-14). Come possiamo applicare il fair play nella nostra vita e chiedere perdono quando necessario?”.
“Bastoni (qualsiasi calciatore) non ha preso responsabilità delle sue azioni e non ha accettato le conseguenze. Gesù ci insegna a essere responsabili delle nostre azioni e a renderne conto a Dio (Mt 25,31-46). Come possiamo essere più responsabili nella nostra vita? La simulazione di Bastoni in questo caso, o di qualsiasi calciatore di qualsiasi squadra, ci invita a pensare alla nostra autenticità e onestà. Come possiamo essere più sinceri e responsabili nella nostra vita? Carissimi calciatori, chi vi scrive è un educatore di giovani. Sono stato padre spirituale per tanti anni della Reggina Calcio, primo tifoso della Reggina e anche della Juve. Sono stato primo tifoso di una squadra locale (si chiamava Papa Francesco)”.
“A tutti voi calciatori dico:
- ‘la simulazione è un inganno, non è il vero calcio’.
- ‘il fair play è non ingannare, è rispettare il gioco’.
- ‘non si vince con la simulazione, si vince con la passione e l’onestà’.
Cari calciatori, simulare significa tradire la fiducia di chi vi guarda (tanti sono i ragazzi che vi guardano) con gli occhi di ammirazione. Ci auguriamo in futuro di vedere meno simulazioni e più spettacolo e soprattutto strette di mano alla fine di ogni partita e non spintoni o epiteti ingiuriosi nei confronti dell’arbitro o giocatori o squadra o pubblico. L’atleta che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I giocatori non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono o sbagliano, trovano il coraggio di capire gli errori, rialzarsi e andare avanti. Concludo con le parole di Papa Leone sullo sport: ‘lo sport è strumento di pace, rispetto e lealtà, che favorisce l’incontro e la fratellanza’. Ci auguriamo che sia così per tutti”.

