L’Assegno Unico è diventato una presenza stabile nella vita delle famiglie italiane. Ogni mese entra (o dovrebbe entrare) sul conto corrente di chi ha figli. Ma quando i genitori sono separati, divorziati o in conflitto, le cose si complicano. La domanda che crea più tensioni non è quanto spetta. È chi lo deve ricevere?
La regola generale è semplice: l’Assegno Unico spetta a entrambi i genitori nella misura del 50% ciascuno. Ma questa è solo la base. Nella realtà delle separazioni le situazioni sono molto diverse. Può essere accreditato interamente a un solo genitore, ma solo se c’è accordo tra le parti oppure se lo dispone il giudice. In mancanza di accordo, la ripartizione è automatica al 50%.
E qui iniziano i problemi.
Capita che uno dei due genitori chieda di riceverlo per intero, sostenendo di essere soggetto a maggiori spese, oppure che l’altro si opponga, oppure ancora che non venga comunicato correttamente l’iban all’Inps. È importante sapere una cosa: l’Assegno Unico non sostituisce l’assegno di mantenimento, ma può incidere sul suo equilibrio. Nei procedimenti più recenti, il contributo economico per i figli viene valutato tenendo conto anche dell’Assegno Unico percepito. Nel 2026 gli importi sono stati aggiornati in base all’inflazione, ma il vero nodo non è la cifra bensì la gestione nei casi di conflitto.
Chi ha figli e sta attraversando una separazione dovrebbe chiarire fin da subito:
- come verrà ripartito l’Assegno Unico
- se sarà accreditato a uno solo
- come inciderà sul mantenimento
Quando tutti questi aspetti non vengono regolati bene, diventano terreno di scontro andando, anche, ad allungare i tempi dei procedimenti. L’Assegno Unico è uno strumento di sostegno, fondamentale e di grande importanza soprattutto per i nuclei fragili.
Purtroppo, quando la coppia si rompe, può trasformarsi e spesso si trasforma, in un nuovo motivo di tensione, ed è proprio qui che serve lucidità giuridica e non improvvisazione.
