“Scippo del diritto di voto e legge imbroglio”: il Comitato “Rhegion-Messana” si rivolge al Capo dello Stato

Il Comitato Civico “Rhegion-Messana” chiede al Capo dello Stato di vagliare l’opportunità o meno di rivolgere un messaggio alle Camere, ai sensi dell'articolo 87 comma II Costituzione, perché il potere legislativo si possa impegnare ad emendare l'attuale legge elettorale

Il Comitato Civico “Rhegion” – “Messana”, nato nel 2022, nel cuore del centro storico messinese del IV Municipio in Via Ettore Lombardo Pellegrino 148, p.t. si è rivolto nuovamente al Capo dello Stato, unico garante dei valori costituzionali, così da “impedire il perpetuarsi dello “scippo” del diritto di voto diretto dei cittadini dei propri parlamentari, ad oggi, ancora, nominati dai capi – partito e non già eletti dal popolo per il “peccato originale”, compiuto sin dal 2005, dalla c.d. legge imbroglio o porcellum a firma Calderoli”.

“Infatti, – afferma il rappresentante del Comitato Civico “Rhegion” – “Messana” avv. Gabriele Trimboli – da oltre 20 anni abbiamo perso la “rappresentanza”, in quanto la totalità dei componenti del Parlamento non sono eletti dal popolo, bensì nominati dai capi partito, con un decadimento non solo della meritocrazia, ma anche etico e morale della classe dirigente nazionale, proprio per la mancanza di ogni tipo di competizione e/o di competitività di merito, così da segnare la linea di demarcazione più profonda verso il basso, della nostra capacità di creare ricchezza ed economica, con un punto di rottura, “per mancanza di rappresentanza” ed anche di qualità etiche e morali, inimmaginabile negli anni 80’/90’ e, quasi irreversibile, tra la società civile.

I bisogni dei territori e le istituzioni, se confrontata con i rappresentanti di Camera e Senato del dopoguerra fino all’inizio degli anni 90’; sicchè, senza un intervento correttivo immediato, a partire dal 2026, si rischierà un conflitto sociale che potrebbe deflagrare in maniera imprevedibile, per i danni patiti dai cittadini, sulla mancanza di diritti sociali fondamentali, quali quello alla salute, all’istruzione, al lavoro ed alla mobilità, omogenei su tutto il territorio nazionale, con le diseguaglianze, che si sono accentuate in maniera irreversibile, per gli elettori, non più cittadini italiani, ma trattati da “sudditi”, in quanto “scippati” dei loro diritti, primari ed inviolabili, compreso il diritto al voto diretto ex art.48 Cost..

In conclusione – prosegue, ironicamente, il rappresentante del Comitato Civico “Rhegion” – “Messana” avv. Gabriele Trimboli – com’è stato possibile arrivare a tanto, per oltre 20 anni, senza alcun ostacolo? Quando sarà espiato questo “peccato”? Che “penitenza” occorrerà subire per riottenere il diritto di voto diretto dei rappresentanti in Parlamento? E’ inspiegabile tutto questo in uno dei Paesi occidentali, l’Italia, che nel 1991 era la 4^ potenza economica mondiale e nel 2027,viceversa in Europa, l’economia italiana si prevede essere in ultima posizione, come crescita. Vogliamo arrivare al fallimento della Nazione e/o al “punto di non ritorno” dello spopolamento inesorabile del Sud Italia?

L’auspicio è che, il Presidente della Repubblica, usando la Sua moral suasion, riesca a sensibilizzare il Parlamento sull’argomento, ivi descritto, come garante dei valori costituzionali richiamati ex art.48 Cost. quanto meno, per incidere sulla stortura di un Parlamento di “nominati” e, perciò, non di qualità. Ci si affida, infatti, al ruolo ed ai poteri del Capo dello Stato, – conclude il Comitato Civico “Rhegion” – “Messana” – quale soggetto preposto a vagliare l’opportunità o meno di rivolgere un messaggio alle Camere, ai sensi dell’articolo 87 comma II Costituzione, perché si possa sperare che il potere legislativo “si svegli dal torpore e dalla comodità dello status quo” e si impegni ad emendare l’attuale legge elettorale, sotto il profilo della “ mancanza di rappresentanza”, almeno con l’introduzione delle preferenze e/o del doppio turno di collegio uninominale maggioritario per chi non raggiunge il 50% +1 dei suffragi validi, e/o in minimis, quanto meno con la previsione della facoltà del voto disgiunto collegio uninominale, per scongiurare un Paese, l’Italia, che sarà destinato al “default istituzionale”, per il decadimento irreversibile della qualità della classe politica, senza competizione meritocratica e, perciò, della democrazia parlamentare – rappresentativa, che rischia la vera sconfitta, non recuperabile, senza un’inversione di rotta, con l’aiuto dei mass – media sensibili sulla tematica ivi descritta”.