Ci lascia “Rocco”, come lui stesso aveva chiesto di essere chiamato; e con lui, la Locride si stringe in un lutto profondo, una tristezza lunga e stremante, come una notte senza stelle. Perché la Locride sa riconoscere e onorare i suoi figli più luminosi, quelli che hanno portato luce nel mondo senza mai spezzare il filo che li legava alla terra. Rocco Commisso era uno di loro. Ma per comprendere davvero la grandezza dell’uomo, bisogna tornare indietro nel 1962.
L’emigrazione
Quando Rocco lasciò la Calabria, nel 1962, il Mar Ionio si fece coro di pianto, come se, insieme alla terra, avesse sentito strappare via una parte di sé. Perché quando un uomo porta la Calabria nel cuore, la sua partenza non è un addio: è una ferita che brucia come il sole del mezzogiorno, un’assenza che resta sospesa nell’aria, nell’odore di zagara e salsedine. C’è chi ancora racconta di quel bambino: scarpe colme di sabbia, capelli ribelli al vento, che correva nei vicoli di Marina di Gioiosa Ionica come un piccolo dio inconsapevole del proprio destino. Il vento lo seguiva, come se già sapesse che un giorno avrebbe attraversato l’oceano, portando con sé un’intera terra.
A dodici anni Rocco varcò l’Atlantico insieme alla madre e alle sorelle. Non partì a mani vuote: portava dentro l’anima aspra dei monti, la pazienza degli ulivi, l’orgoglio silenzioso di chi nasce in Calabria e impara presto a resistere. A New York, tra l’acciaio e il frastuono dei sogni americani, il suo cuore non smise mai di battere al ritmo della patria lontana. Dall’amore viscerale per il calcio agli studi alla Columbia University, dalla dura gavetta nel mondo finanziario fino alla conquista di Cablevision, Rocco dimostrò che un calabrese con visione può conquistare il mondo senza mai rinnegare le proprie radici.
L’ingegno calabrese
Nel 1995, in un garage modesto, nacque Mediacom. Un sogno fragile solo in apparenza, forgiato nella fatica e nella determinazione, che crebbe fino a diventare un impero. Wall Street, miliardi di fatturato, una leadership riconosciuta e rispettata: ogni successo portava il segno indelebile di un uomo capace di trasformare il sacrificio in luce e la visione in destino. Rocco non costruiva solo aziende: costruiva esempi.
Generoso, lungimirante, inflessibile con sé stesso, dimostrò che il genio calabrese non è un mito, ma una forza concreta, capace di piegare il mondo senza mai perdere umanità.
La passione per il calcio
Eppure, sopra ogni cosa, il calcio restava la sua poesia più intima.
Nel 2017 salvò i New York Cosmos, restituendo identità a una squadra e speranza a una comunità intera. Ma fu nel 2019 che compì il gesto più alto: l’acquisizione della Fiorentina e la nascita di Viola Park, un tempio moderno dove i giovani talenti potevano crescere liberi, respirare futuro, correre senza paura — proprio come lui correva, bambino, nei vicoli assolati di Marina di Gioiosa Ionica.
Ogni scelta, ogni investimento, ogni parola era il battito di un cuore calabrese che sapeva dare senza misura. Un cuore che trasformava il sacrificio in opportunità, l’amore in azione, il sogno in realtà.
Passaggio a miglior vita
Ora Rocco non c’è più. E il vuoto pesa come un silenzio primordiale, come l’attimo sospeso prima di una tempesta. Ma la Calabria non lo perde: lo consacra a sé stessa. Chi lo ha conosciuto, chi ama questa terra aspra e bellissima, sente ancora il suo battito — forte, chiaro — vibrare nel mare di luce della Locride. È un canto che non muore, una sinfonia che attraversa il tempo e continua a risplendere. Addio Rocco. E grazie per aver reso ancora più grande, nel mondo, il nome della Locride.
