Bruno Cirillo, a Reggio Calabria, non ha bisogno di presentazioni. Spiegare chi sia, o ripercorrerne la carriera, è quasi superfluo per ogni tifoso della Reggina. Difensore di personalità, si sposta sullo Stretto da giovanissimo, esordisce in Serie A, segna il gol decisivo della prima vittoria al Granillo in A della storia, segna un gol storico all’Olimpico di Roma, va all’Inter, dopo anni ritorna e ritorna anche a fine carriera, in Serie C. Intervistato da Fanpage, afferma: “ho sempre sperato e ho sempre lottato” per una carriera così. “Erano i miei sogni. Quando sono arrivato in Serie A, il mio obiettivo successivo era la Nazionale. L’ho raggiunto con l’Under 21 e per me è stato uno dei periodi più belli della vita”.
Il suo percorso. “Inizio a Torre Annunziata da bambino. A 14 anni faccio un provino con la Reggina, poi entro nel settore giovanile. Dopo Primavera e Serie C, faccio esperienza in Serie D a Tricase, vinco il campionato e torno alla Reggina, prima in B e poi in Serie A. Dovevo andare in prestito in Serie B, poi due difensori titolari erano squalificati alla prima giornata contro la Juventus. Il mister Colomba mi prova tutta la settimana e gioco titolare. Faccio una grande partita e da lì non mi muovo più: 32 presenze in campionato”.
E così arriva la Serie A, il primo anno di Serie A. Cirillo guadagnava pochissimo: “il primo anno guadagnavo il minimo federale: 1.250 euro al mese. Ho fatto 32 partite, due gol, convocazioni in Under 21. Oggi se chiedi a un ragazzo: Serie A a 1.200 euro o Serie C a 100 mila, il 90% sceglie la Serie C”. I soldi non erano la priorità. “Pensavo solo a migliorarmi e restare in Serie A. I soldi sono arrivati dopo”. Il primo gol in Serie A? “In casa contro il Piacenza all’87’, vittoria 1-0. Bellissimo. Ma il più emozionante resta quello sotto la Curva Sud a Roma”.
Poi c’è l’Inter, Ronaldo il fenomeno, l’estero, il primo e poi il secondo ritorno alla Reggina, l’ultimo, prima di chiudere la carriera: “ho fatto fatica con la nuova generazione. Ma ho messo regole chiare: chi non rispettava, stava fuori. Alla fine ci siamo salvati ai play-out con il Messina facendo un piccolo miracolo”.
