“Un commissario per il Ponte sullo Stretto. Il governo ci pensa. L’idea è sul tavolo di Palazzo Chigi, che ha strappato il dossier al ministero dei Trasporti di Matteo Salvini dopo la bocciatura della Corte dei conti. Ma nelle ultime ore è emersa la tentazione di un’ulteriore centralizzazione. Il nome più quotato per il nuovo incarico è quello di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, la concessionaria a controllo pubblico per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento tra la Calabria e la Sicilia“, scrive Repubblica.
“Fonti di governo spiegano a Repubblica che l’ipotesi del commissario nasce dalla necessità di avere un referente unico. Toccherà a lui mettere ordine nella babele dei lavori in corso dentro l’esecutivo per rispondere ai rilievi dei magistrati contabili. Una sorta di mea culpa per gli errori fatti durante la preparazione della delibera Cipess, l’atto fermato dalla Corte. La riflessione in capo alla presidenza del Consiglio recita grosso modo così: la catena di comando si è rivelata confusionaria. Troppi passaggi difettosi tra Mit, Mef e Dipartimento per la programmazione economica di Palazzo Chigi. Per questo si cambia. Il commissario sarà anche il punto di riferimento delle amministrazioni prima della presentazione di nuovi documenti in Consiglio dei ministri. E avrà il compito di interloquire con la Commissione europea”.
“Ciucci appare il favorito: il manager ha sempre sconsigliato, anche pubblicamente, di andare allo scontro. Al contrario ha invitato a lavorare per rispondere alle annotazioni dei magistrati contabili. In questo perfettamente allineato all’orientamento della presidenza del Consiglio e anche di Salvini. Tra l’altro è stato proprio il vicepremier leghista, nel 2023, a riattivare la società guidata da Ciucci con l’obiettivo di riavviare il progetto del Ponte“, continua Il Sole 24 Ore. “Ora per lui è pronto un ruolo di supervisore. Il commissario non dovrebbe avere poteri speciali in materia di appalti. Non potrebbe, quindi, agire in deroga, come è avvenuto ad esempio con il Ponte Morandi. Ma sarà sempre di più «l’uomo del Ponte». Per volontà del governo. Meglio, per necessità“.
Ponte sullo Stretto, M5s: “a Ciucci il cerino di un’opera che non si farà mai”
“Meloni ha capito che sul Ponte sullo stretto Salvini ha combinato un casino che la metà basta, tanto che gli ha sfilato il dossier portandolo a Palazzo Chigi per tentare di salvare il salvabile. Anche se, in realtà, da salvare non c’è nulla: la premier lo sa. Siccome però non può permettersi una figuraccia internazionale di proporzioni specie nel prossimo anno e mezzo, la pantomima verrà portata avanti. Con una trovata delirante: nominare Pierluigi Ciucci, numero uno della “stretto di Messina Spa”, commissario all’opera. Una buffonata infinita, e ora spieghiamo perché. Punto primo: fare Ciucci commissario è la prova regina del totale fallimento di Meloni e Salvini dell’ultimo biennio. Punto secondo: fare commissario un artefice non secondario dei disastri documentali di questi anni, è semplicemente lunare. Punto terzo: Ciucci, l’uomo che guida la “stretto di Messina SpA” per fare gli interessi dei privati, verrebbe nominato controllore dal governo sulla stessa opera. È un’offesa alla decenza, e non è accettabile. Al più ci vorrebbe una figura terza e imparziale, che una volta per tutte valuti se il Ponte sullo stretto ha senso farlo o meno, analizzando la reale fattibilità di scenari, in primis quello di non farlo e di potenziare il collegamento dinamico. Punto quarto: Ciucci verrebbe nominato, a quanto pare, senza poteri in deroga. Altra barzelletta: un commissario senza poteri da commissario. Praticamente un badante. La verità è che Meloni, Salvini, Tajani e tutto il carrozzone sanno benissimo che questo Ponte, sempre più un insulto all’intelligenza degli italiani, non verrà realizzato. Perché la fattibilità è ancora tutta da dimostrare. Così hanno individuato in Ciucci l’uomo che si cuccherà il cerino in mano del loro fallimento. Meloni è maestra quando c’è da cercare colpevoli non riconducibili a lei: et voilà, il gioco è fatto“. Così in una nota il deputato M5s Agostino Santillo.
