Non c’è limite alla strumentalizzazione politica, specialmente quando si parla di grandi opere in Italia. L’ultima uscita di Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, rasenta il paradosso logico e scientifico. Approfittando di un evento sismico di magnitudo 5.1, il deputato ha lanciato un attacco frontale al progetto del Ponte sullo Stretto, mescolando dati tecnici decontestualizzati con un allarmismo che ignora decenni di ingegneria sismica avanzata. Prima di smontare punto per punto questa narrazione, riportiamo integralmente le sue dichiarazioni:
“Il terremoto di magnitudo 5.1 registrato questa mattina alle 5.53 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con epicentro in mare al largo di Reggio Calabria, conferma la fragilità sismica dell’area dello Stretto di Messina. A seguito della scossa è stata sospesa in via precauzionale la circolazione ferroviaria tra Roccella e Melito per consentire le verifiche tecniche sulla linea, con l’attivazione di servizi sostitutivi su gomma. Un provvedimento necessario che dimostra quanto anche le infrastrutture esistenti risentano dell’elevata sismicità dell’area. Diffido formalmente la Società Stretto di Messina dal proseguire qualsiasi attività senza aver prima realizzato le indagini sismiche mancanti, a partire dalle trincee paleosismologiche più volte richieste dal comitato scientifico e sollecitate anche dall’ex presidente dell’INGV. Nell’area dello Stretto, dal 1985 a oggi, sono stati registrati oltre 5.000 terremoti; qui si sovrappongono tre sistemi di faglie attive – Messina, Capo Peloro e Scilla – con il più alto tasso di deformazione misurato in Italia, superiore agli 80 nanostrain l’anno. Particolarmente critica è la faglia di Cannitello, sul lato calabrese, indicata nel progetto e localizzata sotto una delle torri alte 399 metri del Ponte. Non essendo mai state scavate trincee specifiche, non è possibile stabilire se la faglia affiori in superficie. Per dimostrarne l’inattività servirebbe la prova di una “sigillatura” con sedimenti di almeno 40.000 anni, mentre il progetto riporta dati limitati a soli 11.700 anni. Invito quindi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a non portare alcuna delibera sul Ponte all’approvazione del CIPESS finché non saranno chiariti tutti gli aspetti sismologici e i profili di illegittimità già segnalati dalla Corte dei Conti. Forzare le procedure significa ignorare la scienza e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini”.
L’intervento di Bonelli è un capolavoro di disinformazione mascherata da scrupolo tecnico. Iniziamo dal principio: citare un terremoto di magnitudo 5.1 come prova dell’impossibilità di costruire il Ponte è scientificamente irrilevante. In termini di ingegneria strutturale, un evento di tale intensità è considerato poco più che una sollecitazione ordinaria per un’opera progettata per resistere a magnitudo superiori a 7.1 della scala Richter, ovvero eventi con un’energia sprigionata migliaia di volte superiore a quella odierna. Il fatto che le ferrovie sospendano la circolazione per controlli non è un segno di “fragilità”, ma l’applicazione di protocolli di sicurezza standard che avvengono in tutto il mondo. Affermare che il Ponte sarebbe a rischio perché oggi si sono fermati i treni regionali è come dire che non si può costruire un grattacielo perché una folata di vento ha fatto chiudere un ombrellone in spiaggia.
Passando ai dati sulle faglie e sulla deformazione, Bonelli cita i “5.000 terremoti dal 1985” e gli “80 nanostrain” come se fossero numeri apocalittici. In realtà, la micro-sismicità è un fenomeno noto e monitorato che permette ai progettisti di mappare con precisione millimetrica il comportamento del suolo. La deformazione tettonica citata è esattamente il motivo per cui il progetto prevede una struttura a campata unica: un ponte sospeso è, per sua natura, l’opera più sicura in zona sismica grazie alla sua flessibilità intrinseca. Mentre un ponte a pile fisse nel mare subirebbe traumi strutturali letali dagli spostamenti del fondale, una campata sospesa di oltre tre chilometri agisce come una grande corda elastica, capace di assorbire spostamenti del terreno senza collassare.
La questione della faglia di Cannitello è l’ennesimo spauracchio agitato senza basi solide. I sondaggi geologici e le prospezioni geofisiche effettuate nel corso di decenni hanno già chiarito che non esistono faglie attive e capaci capaci di provocare rotture in superficie sotto le torri. L’ossessione per le “trincee paleosismologiche” di 40.000 anni ignorata da Bonelli è smentita dal fatto che la progettazione moderna non si basa solo sulla storia remota dei sedimenti, ma su modelli probabilistici di scuotimento (PGA – Peak Ground Acceleration) che il Ponte è già ampiamente in grado di gestire, superando i requisiti delle norme tecniche per le costruzioni più severe al mondo.
Infine, l’accusa di “ignorare la scienza” rivolta al governo è paradossale. La scienza che Bonelli invoca sembra essere solo quella che conferma i suoi pregiudizi ideologici. La vera scienza delle costruzioni, quella che permette al Giappone di avere ponti sospesi in zone a sismicità ben più elevata della nostra, ci dice che il Ponte sullo Stretto non è solo fattibile, ma sarebbe l’opera più sicura dell’intero bacino del Mediterraneo. Speculare sulla paura dei cittadini dopo una scossa di terremoto per bloccare lo sviluppo infrastrutturale del Paese non è ecologismo: è oscurantismo spacciato per prudenza.
