Alla fine della stagione dell’olio è consuetudine tracciare un bilancio che ne illustra l’andamento di produzione e vendita durante l’anno. Nella produzione olearia italiana anche la Calabria figura tra le prime su scala internazionale, per via delle varietà d’olio proprie di questa terra, quali l’ottobratica e il sinopolese. Tra gli uliveti della bassa piana di Gioia Tauro si registrano dati positivi circa la produzione d’olio, la cui abbondanza ha però inevitabilmente comportato un abbassamento del prezzo, a discapito di una lavorazione certosina delle olive mirata a produrre un distillato di pregio tra strumenti all’avanguardia e manodopera elevata.
E’ quanto si rileva in un servizio di Graziano Tomarchio per StrettoWeb, che nell’occasione ha anche ascoltato un produttore. “Qui nella piana di Gioia Tauro, in particolar modo nella bassa piana, quindi tra Palmi e Seminara, abbiamo avuto veramente un’ottima annata segnata da quantità ma soprattutto da un’ottima qualità fino alla fine. L’unica cosa veramente negativa di quest’anno è stata che l’abbondanza dell’olio prodotto ha portato ad un abbassamento dei prezzi all’ingrosso, oltre al fatto che questo è stato dettato pure dall’importazione di olio estero”.
“Però la cosa che comunque ci dà fiducia è che c’è sempre più consapevolezza da parte del consumatore e soprattutto la maggior parte delle aziende calabresi stanno cercando di migliorare, iniziano a imbottigliare l’olio, oppure altre invece sono passate dal produrre oli non commestibili a produrre oli di qualità. Quindi c’è veramente un cambio di rotta molto positivo e questa cosa ci dà speranza, anche perché c’è sempre stata la narrazione di questo olio calabrese come forte, pesante, c’è proprio questa storicità di olio pensato solo per accendere le lampade. Oggi non è così perché cambia la raccolta delle ore”.
