C’è un filo molto sottile che separa l’antifascismo per moda dalla reale volontà di libertà: la solita incoerenza della Sinistra. Antifascismo e democrazia sono la stessa cosa. Antifascismo e libertà sono la stessa cosa. Quando la prima viene predicata, ma la seconda viene messa in dubbio, se non calpestata, allora c’è qualcosa che non quadra. E l’antifascismo, che dovrebbe essere un valore, diventa ideologia politica per altri scopi. E’ un po’ come quello che accade a Sinistra, soprattutto nell’ultimo periodo. Confondere l’antifascismo come Opposizione forsennata al Governo, come sfogatoio e “urlatoio” a fini propagandistici per andare contro il “cattivo”. Proprio quello che faceva il fascismo quando, prima di diventare regime, aizzava il popolo contro il nemico rosso.
Ma quindi: se l’antifascismo presuppone libertà e democrazia totale – e per libertà totale si intende ovviamente entro limiti di valori come violenza, fisica o verbale – allora perché oggi la Sinistra ha impedito ad alcune persone di presiedere e svolgere una conferenza stampa precedentemente organizzata? A parti inverse si parlerebbe di pericoloso precedente. Ma siccome non il fatto non è accaduto a parti inverse, e ha visto invece come protagonisti proprio movimenti “nostalgici”, allora il concetto di libertà si ferma. E fa riflettere. Fa riflettere su quello che è il filo sottile tra vero antifascismo e antifascismo per moda e ideologia.
La conferenza negata
Ricapitoliamo: il deputato calabrese della Lega Domenico Furgiuele prenota la sala stampa della Camera dei Deputati per una conferenza – in programma questa mattina – che ha come protagonisti alcuni movimenti di estrema Destra con a capo Casapound. Oggetto della conferenza è la remigrazione, ovvero la macro area che concerne l’espulsione di migranti irregolari, e riguarda la presentazione di proposte di legge popolari. Non c’è violenza, non c’è approvazione forzata di alcuna norma – anche perché la Costituzione italiana non lo prevede, e questo dovrebbe essere scontato – non c’è nulla che possa impedire a delle persone di poter presentare delle proposte.
E invece è accaduto. E’ accaduto che esponenti dei movimenti di Sinistra occupassero la sala stampa, al grido di “Bella Ciao”, impedendo così il regolare svolgimento della conferenza, che infatti non si è potuta tenere. La “battaglia” era già cominciata ieri, con le minacce di “resistenza” alla conferenza. Anche il Presidente della Camera Fontana, della Lega come Furgiuele, aveva preso le distanze. Non voleva si tenesse l’evento, ha invitato gli organizzatori ad evitare, ma non lo poteva impedire. E non lo poteva impedire perché lo prevede la Costituzione. E lo prevede anche la sua coscienza, quella di persona libera.
Il filo sottile di cui sopra sta tutto qua. Oggi è stato impedito il regolare svolgimento di una conferenza stampa. Tra l’altro in uno dei luoghi simbolo della democrazia post fascista. E lo si è impedito attraverso l’occupazione, tema tanto caro ad un’altra frangia estrema, la Sinistra. La Sinistra a cui tutto è concesso: è concesso spaccare le vetrine dei negozi per protesta, è concesso manifestare creando disagi e degrado, è concesso persino ammettere che si possano occupare le case. E’ concesso che alla paladina dell’occupazione, tale Ilaria Salis, sia anche consentito di sedersi in Euro Parlamento. In fin dei conti, però, è la democrazia, e nessuno batte ciglio: l’ha scelta un partito, è stata votata, si può sedere a Bruxelles a imbonirci di boiate.
Quanto “contano” effettivamente questi movimenti?
Dunque, se è concesso tutto questo, se è concessa la violenza, se è concessa Ilaria Salis Eurodeputato, perché non può essere concesso a degli esponenti politici di presenziare a una conferenza stampa in qualità di relatori? Poi, ovviamente, possiamo dire tutto quello che vogliamo: che sono movimenti di estrema Destra, che in loro c’è un mai nascosto richiamo ai tempi nostalgici, che non avrebbero paura a non rinnegare il Ventennio, che potrebbero anche evitare di ricordarci quanto siano rimasti fedeli a uno dei periodi tra i più neri (in tutti i sensi) della storia italiana. Bene, premesso tutto questo, però, tali movimenti quanto effettivamente “contano”? Cioè, che reale peso hanno? Niente, meno dello zero virgola. Perché – e aggiungeremmo per fortuna – la maggioranza degli elettori italiani la storia l’ha studiata ed è ben lontana dal voler rivivere fasti che nulla hanno a che vedere con i valori di democrazia e libertà.
D’altronde, chi oggi parla di “nazisti fuori dal palazzo”, o di Governo che vuole rivivere le leggi razziali, dovrebbe ricordare che proprio qualche giorno fa il massimo rappresentante proprio del Governo, Giorgia Meloni, condannava il fascismo, le leggi razziali del 1938 e lo sterminio nazista ebreo. E dovrebbe anche ricordare che rigurgiti di questi piccoli movimenti, oggi, non hanno alcuna – neanche minima – percentuale all’interno della Maggioranza.
Che poi, se la vogliamo dire tutta, anche allora, agli inizi degli anni ’20, avrebbero potuto bloccarlo sul nascere, se avessero voluto, quel gruppo di fanatici in camicia nera, evitando che si allargasse, che prendesse coraggio e potere, che marciasse su Roma e che poi – piano piano – eliminasse ogni baluardo all’interno dei luoghi democratici del paese. Non hanno voluto. Anzi, non ha voluto il Re, che ha preferito concedersi a Mussolini – sottovalutandolo – anziché firmare lo stato d’assedio e fermare alla nascita il movimento che avrebbe poi cambiato la storia del paese. Un movimento, e un’ideologia, che l’Italia paga ancora oggi, utilizzata come pretesto proprio da quella Sinistra che – come questa mattina, ma non è la prima volta – dimostra di essere ancora più fascista di quel fascismo di cui è ossessionata giorno e notte.

