Continua la programmazione in remoto del Circolo Culturale “L’Agorà” con un nuovo incontro sul tema “Il tesoro di Sant’Eufemia”. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Nella location museale di Great Russell Street, nella sezione dedicata all’antica Grecia vi è un’altra importante testimonianza storica che riguarda la Calabria. Si tratta di una pregevole raccolta di oggetti preziosi, conosciuti come il “tesoro di Sant’Eufemia”. I preziosi ornamenti sono attualmente esposti tra i reperti e i tesori della Magna Grecia. Secondo l’archeologo britannico Dyfri Williams, del Dipartimento delle Antichità del British Museum, il tesoro di S. Eufemia è “probabilmente il più grande e importante ritrovamento di oreficeria greca della Magna Grecia”.
La collezione di cimeli dorati, come notato da Gianni Aiello (Presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” nel corso dell’analisi al tema in argomento, venne ritrovata in modo occasionale nell’area della contrada denominata Terravecchia nella piana di Sant’Eufemia. A riguardo tale scoperta vi sono diverse versioni, ma la cosa certa è la data della scoperta: siamo nel 1865. Successivamente tali ritrovamenti preziosi vennero acquistati da un noto antiquario romano, tale Vincenzo Vitaliani, che, secondo le cronache, vennero venduti al British Museum di Londra. Dati certi sono quelli riferiti alla composizione del tesoro in argomento, costituito da vari gioielli (un diadema, parti di due o tre collane, terminali di un paio di orecchini a spirale, pezzi di alcune cinture, un anello e frammenti di altri ornamenti appartenenti ad una o più donne ricche) e da un numero imprecisato di monete bronzee facenti parti di un altro corredo funerario. Dagli scritti dell’archeologo François Lenormant e da altri documenti del periodo, si evince che il Tesoro di Sant’Eufemia doveva essere un corredo da sepoltura composto da molti pezzi venduti in diversi periodi.
Quello che rimase fu comprato infine dall’antiquario romano Vincenzo Vitaliani che nel 1896 ne vendette una parte al British Museum. François Lenormant è stato un famoso archeologo, numismatico, assiriologo ed egittologo. Numerosi furono i suoi viaggi di studio in Italia, in Grecia, in Libano, in Egitto e in altri luoghi del Mediterraneo. Nel 1874 fu nominato professore di archeologia presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Risale al 1879 il suo primo viaggio nelle regioni dell’Italia meridionale, per studiare le antiche città della Magna Grecia. Vi tornerà nel 1881, nel 1882 e nel 1883, l’anno della sua improvvisa scomparsa, ad appena 46 anni. Frutto di questi suoi ultimi viaggi sono i tre volumi della Grande-Grèce, che divennero poi una sorta di breviario per altri viaggiatori come George Gissing e Norman Douglas. La letteratura a riguardo “Il tesoro di Sant’Eufemia” si arricchisce di altre testimonianze come la pubblicazione, “Il tesoro di Santa Eufemia (Gioielli lametini al British Museum) a cura di Dyfri Williams, della Sovrintendente Elena Lattanzi, dell’archeologo Roberto Spadea, Pasquale Giuliani, autore di “Memorie storiche della città di Nicastro”.
Il reportage sulla rivista Archeomatica
Interessante risulta il reportage pubblicato sulla rivista Archeomatica dove viene riportato: “che le circostanze del ritrovamento risentono fortemente sia delle modalità attraverso cui le testimonianze ci arrivano sia perché in più punti le dicerie si fondono con i fatti realmente accaduti: i documenti tramandano che un gruppo di gioielli sarebbe stato rinvenuto nei primi giorni di aprile del 1865 in seguito ad una pioggia di notevole entità in un uliveto nei pressi del quartiere odierno di Sant’Eufemia Vetere, ai piedi di un fondo detto Elemosina, raccolti da Giovanni Giudice mentre era alla ricerca di legna. Lo stesso si sarebbe fatto abbindolare da una coppia di compaesani convincendolo a portarli sul luogo del ritrovamento, perpetuando la ricerca tanto da rinvenire anche ceramiche e resti di ossa umane, il cui valore non è stato assolutamente compreso”.
“Questi ultimi vennero consegnati al custode del fondo di proprietà di Pasquale Francica, il quale continuò la ricerca, portando alla luce ulteriori monili in oro che ridusse in diverse parti per rivenderle ad un orefice locale. Solo alcuni mesi dopo il proprietario del fondo venne a conoscenza dei fatti e cercò di recuperare il tesoro o quello che ne rimaneva: parte in realtà era già stato fuso. Vent’anni più tardi un erede della famiglia Francica, Antonio, fece pubblicare un catalogo. I documenti che giungono fino ai giorni nostri sono stati sottoscritti dal sindaco di Gizzeria, di Sambiase e di Nicastro, oltre che da Antonio Francica; si tratta di versioni che presentano sfumature differenti e che consentono di quantificare da un punto di vista materiale a quanto ammontasse l’intero tesoro ritrovato”.
Altre testimonianze
Altre testimonianze sono riportate sulla rivista Klearcheos. Il Tesoro di Sant’Eufemia è costituito da un gruppo di gioielli in oro, composto da un diadema aureo, con incisioni raffiguranti elementi floreali, da un pendente d’oro di forma ovale, sei catenelle d’oro con tre piccoli pendenti, un terminale di collana a forma di cuore, decorato con un fiore campaniforme.
Seguono un Pendente caratterizzato da un elemento decorativo costituito da una testa femminile bifronte, tre terminali di orecchini ad helix, caratterizzato da tratti somatici femminili. Alcuni orecchini sono anche rappresentati sulle monete di Siracusa. Un anello d’oro da dito a forma di scarabeo cavo, due segmenti di cintura d’oro, un anello d’oro con busto di Atena, una moneta in bronzo raffigurante su un lato la testa della dea Persefone, sull’altro un fulmine alato con lo scritto intorno in lettere greche ‘Agatocle Basileo’. Gianni Aiello, conclude il suo intervento, ricordando che questi gioielli provengono tutti dall’antica e fiorente colonia magnogreca di Terina.
La conversazione, organizzata dal sodalizio culturale reggino, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 28 gennaio.
