Il fastidio di pensare – La fede dietro la ragione

Insomma, per noi l’Occidente è da correggere, ma da preservare, per Fusaro è invece da eliminare senza appello e da sostituire

Premettiamo che, pur nella diversità delle nostre scuole di pensiero politico, abbiamo sempre avuto grande stima di Diego Fusaro, cui riconosciamo grande cultura e profondità di pensiero. E in molte occasioni ci siamo riconosciuti a combattere le stesse battaglie contro diverse espressioni della decadenza di questo Occidente. Siamo stati dallo stesso lato della barricata, per esempio, durante la vile, arrogante e oppressiva campagna vaccinale scatenata dal governo, e lo siamo e continueremo ad esserlo contro tutte le imbecillità della cultura woke e derivati. Insomma, la cultura occidentale vive un periodo di profonda decadenza e di malessere, e ne siamo ben consapevoli.

Differenze

Ma quello che ci differenzia è che mentre noi crediamo che, sia pure così sgangherata e malridotta da anni di autolesionismo la cultura occidentale rimane l’unica cultura aperta e libera esistente al mondo e che vada preservata, Fusaro ci vede una cultura oppressiva e la libertà reale la vede proprio nelle culture che gli si oppongono. Insomma, per noi l’Occidente è da correggere, ma da preservare, per Fusaro è invece da eliminare senza appello e da sostituire. La libertà che ci sembra offrire per lui è solo illusoria, una libertà luccicante e in grado di ammaliare solo gli sciocchi ma che non incide nel profondo e si limita alla pancia, mentre la vera libertà sarebbe quella che sorregge gli Stati che offrono una cultura alternativa. È una storia già sentita. Pur con tutte le critiche, e sono profonde, che abbiamo verso questo Occidente, sentiamo di dovercelo tenere stretto, e non ci sentiamo (anzi ci guardiamo bene) di cambiarlo con qualcuno di quegli Stati che formano il cosiddetto BRICS.

Una cosa è vivere negli Stati Uniti, o in Francia o in Inghilterra e via dicendo che saranno anche, come scrive lui, la civiltà dell’hamburger e della disgregazione familiare, ma vorremmo ben vedere in tutta onestà chi vorrebbe andare a sostituirli con questi paradisi di moralità come l’Arabia Saudita, o l’Iran, o la Corea del Nord, la Russia o qualcuna delle repubbliche delle banane del Sudamerica, dove già chi c’è dentro non desidera altro che uscirne, anche perché se ci nasci dalla parte sbagliata la tua vita è segnata pesantemente. Ma queste sono opinioni personali, e ognuno è libero di avere le sue.

Opinioni antioccidentali

Anche se abbiamo il sospetto che Fusaro possa continuare a coltivare le sue opinioni antioccidentali proprio perché continua ad esprimerle dentro l’occidente, mentre in qualcuno di quei paesi difficilmente potrebbe esprimere opinioni antigovernative: la libertà di parlar male del posto dove si vive è appunto uno squisito diritto degli Stati liberi.
Ma se ancora giocando abilmente sulle crepe della cultura occidentale e della sua nudità politica il filosofo torinese riesce a fare valere le sue opinioni, è di fronte agli ultimi avvenimenti che il suo eloquio si mostra in difficoltà e dietro la maschera della ragione sempre più la fede traspare a offuscare le sue parole.

Intendiamoci, anche noi abbiamo molto da obbiettare alla politica trumpiana e a certi modi di gestire e di narrare gli eventi più da sceriffo che da capo di Stato. Ma, con Guicciardini, analizziamo il mondo senza disincanto, con la maturità di chi comprende la differenza da ciò che è rispetto a ciò che sarebbe bello che fosse, e soprattutto al di fuori di facili schemi che servono solo a coprire squallori e disincanti. Ma ci sembra che Fusaro sia al di fuori di queste linee quando si lascia andare a certe definizioni di Maduro come “eroico patriota socialista” e simili.

Abbiamo sorriso in passato a certi giochi di parole in cui ama dilungarsi come “Uccidente” o “attore Nato” che a lui sembrano particolarmente gustosi ma a noi sembrano solo stucchevoli, e forse, a una persona che voglia aprirsi all’uomo comune, a un effluvio di citazioni latine (e lo diciamo come ex studenti di liceo classico, e figli anche noi della cultura greca e latina, ma coscienti di avere, alla Montanelli, innanzitutto il dovere di farci capire, come direbbero in America, anche dal lattaio dell’Ohio che il latino non lo conosce). Ma queste sono, magari, solo sciocchezze. Il problema è far comprendere a chi ci legge la realtà con onestà e, per farlo, bisogna essere innanzitutto onesti, prima che con gli altri, innanzitutto con sé stessi, e qui temiamo che non sempre Fusaro lo sia.

Socialismo e Comunismo

Il socialismo, e più ancora il comunismo, diceva Prezzolini e tantissimi dietro di lui, più che una teoria politica è una religione, e questo spiega bene per quale motivo ha potuto resistere intatto non solo alle critiche teoriche ma anche alle picconate della storia. Chi ne ha fatto una analisi dettagliata spiegandone le contraddizioni interne come Kelsen è stato ignorato, ma anche chi dall’interno ha avuto il coraggio di proporne qualche rettifica alla luce dei fallimenti storici, da Bernstein in poi, e sarebbero una lunga fila, è stato addirittura bollato di eresia, proprio come nelle chiese. In Marx e nel comunismo si crede e basta, al di là di quello che dice la storia. Non è una questione di ratio, ma di fides, e con la fede non si discute. Un po’ come Odifreddi e tutta una ciurma di scienziati che tentano di convincere i credenti mettendogli davanti gli assiomi e i teoremi della matematica, e si stupiscono di non riuscire a convincerne nessuno. Ma la freddezza della ragione qui non c’entra nulla contro il calore della fede, che di ragione non vuole sentire parlare. E quindi comprendiamo bene se Fusaro, che di ragione ne ha pure tanta, adesso non vuole accettare anche ciò che sembra a tutti ovvio e va difendendolo attaccandosi ai cavilli.

Ma non si rende conto, e lo si nota e qui la sua intelligenza non fa una gran figura, quando vedendo disfarsi un mondo in cui ci si era ostinati a credere, ci si ostina a non accettarlo nonostante tutto e in maniera quasi infantile si grida contro i suoi disfattisti, come se coprendosi gli occhi la realtà smettesse di esistere. Ma davvero basta che un tirannello da pochi soldi come Maduro si proclami socialista per diventare un santo martire? Si può davvero ridurre la storia a una questione di aggettivi senza sforzarsi di guardare i contenuti? Ma si può davvero dire con sincerità che tutto lo schifo del mondo viene sempre dall’Occidente (oops, dell’Uccidente), mentre dall’altra parte va che è una bellezza, e ogni volta è colpa dell’America e se non fosse per le sanzioni a Cuba o in Iran e ovunque sarebbe il paradiso, anche se le carceri sono piene di dissenzienti? Suvvia. Anche questa, purtroppo, è storia già sentita. Alcuni uomini di fede, che nel comunismo ci erano cresciuti pieni di attesa e di speranza ma che ebbero il coraggio di abiurare dopo che lo ebbero visto sulla propria pelle come Silone, e fu una abiura fortissima e coraggiosissima perché ci avevano speso dentro tutta la prima parte della loro vita e significava rinunciare a tutto quello che erano stati per diventare degli apolidi, ebbero il coraggio della verità. Soprattutto con sé stessi.

Altri continuano a mentirsi e a vivere dentro una realtà che viene continuamente raffazzonata pur di non riconoscere che si è sbagliato. Perché se è difficile dire agli altri che si è sbagliato, ancora più difficile è riconoscerlo a sé stessi. Ma questa realtà la guardano, appunto, da lontano. Perché la libertà è uno strano bene: se ne apprezza il valore solo dopo che si è persa. Ma allora è troppo tardi.