Tra le tante critiche che possono essere rivolte a Trump certo non ci potrà essere quella di nascondersi dietro il linguaggio artefatto della diplomazia. Come quando ricevendo i giornalisti delle testate mondiali nel giardino dietro casa per illustrare i nuovi dazi spiegò che adesso tutto il mondo gli avrebbe dovuto “baciare il culo”.Anche adesso, ricevendo la stampa mondiale assetata di notizie per gli ultimi avvenimenti in una saletta attrezzata all’uopo nella sua villa di Palm Beach, non si è nascosto dietro mezzi toni.
Venezuela
Nel Venezuela, ha fatto intendere, c’era un dittatore che credeva di poter disporre a suo piacimento del nostro petrolio. Una cosa scandalosa, se si pensa che tutto questo accadeva a neanche diecimila miglia dalla nostra costa. Eppure per anni i miei predecessori lo hanno tollerato senza fare nulla, e questo petrolio andava ingrassare i nostri nemici e finanziava un mercato della droga nel nostro paese: adesso questa situazione è terminata, nessuno deve interferire con le nostre cose.
Cina
Non stupisce che a gridare più di tutti per questo blitz sia stata la Cina, la nazione che più di tutte si approvvigionava del petrolio venezuelano e che fa riferimento, in maniera ineccepibile, a ogni sorta di violazione del diritto internazionale. Ma Trump di queste proteste si cura poco. Egli fa riferimento a qualcosa che viene prima e va oltre il diritto giuridico: lui si riferisce a quello politico di gestire una propria area di influenza. È evidente che quel petrolio che lui definisce “nostro” in realtà è dei venezuelani e a loro spetterebbe il diritto di commerciarlo e di trarne i profitti che credono. Ma, ragiona (e magari, al di là delle ovvie ragioni di opportunità politica, crede anche di essere impeccabile dal punto di vista etico perché per lui le due cose spesso coincidono) permettere che proprio i nostri principali nemici politici ed economici vengano ad arricchirsi e a crescere in un territorio a due passi da lui, beneficiando delle infrastrutture che ci abbiamo messo noi e che il dittatorucolo di turno ci ha sequestrato mentre noi stiamo a guardare, sarebbe proprio da fessi.
Il Sudamerica, dal Messico alla Terra del Fuoco, è da sempre un continente ricchissimo
Credo che proprio qui stia una delle chiavi del problema. Il Sudamerica, dal Messico alla Terra del Fuoco, è da sempre un continente ricchissimo di risorse naturali ma che politicamente esporta solo miseria. Arato dalla cultura cattolica, è stato sempre esposto a tutti i tipici movimenti politici che hanno sempre fatto facile presa su popolazioni semianalfabete e sporche di fame, gli idealismi ammantati di millenarismo che offrono soluzioni semplici a problemi complessi: dai movimenti neofascisti come il peronismo, a tutti i socialismi di cui il chavismo è solo l’ultima incarnazione, ai vari movimenti liberatori nati dentro la chiesa cattolica, non sempre ortodossi. Ogni tanto qualche dittatorucolo si impadronisce del potere (anche al momento, accanto a Maduro, ce ne sono una decina in piedi) e governa un po’ da pater familias un po’ in maniera più o meno sanguinaria, a seconda della situazione. E tutto questo ha fatto del Sudamerica una terra di esuli politici, di emigranti in condizioni di schiavi, di società piramidali dove accanto a feudi gattopardeschi vive gente in condizioni miserabili, di città di violenza estrema. Senza che la situazione possa mai cambiare.
Situazione internazionale
Ma la situazione internazionale, quella che interessa Trump, è un’altra. A lui interessa che questa porzione di dannati della terra (solo Maduro di migranti ne ha prodotti più di sei milioni) non arrivino a premere sul confine degli Stati Uniti. Ma non solo questo, naturalmente. Quando qualche dittatore di questi si impadronisce di uno Stato, in Sudamerica come in Africa, si impadronisce di tutte le sue ricchezze, delle sue infrastrutture e quant’altro, le nazionalizza e le gestisce come cosa personale. Il problema delle crisi economiche in cui questi Stati sprofondano in genere è secondario, in quanto spesso sono gestiti poco meno che come un patrimonio personale, dietro la protezione del diritto internazionale. Questi caperonzoli, in fondo, di destra o di sinistra che si spaccino, in realtà non sono alto che una casta di plutocrati che affama la gente gestendo lo Stato per i suoi interessi personali. E allora a questo punto, criminale per criminale, tanto vale mettercene uno che faccia i nostri interessi. Di legale, naturalmente, questa cosa non ha proprio nulla. Ma anche la gestione di questi dittatori, dietro l’asetticità della giurisprudenza, ha solo l’ipocrisia dei criminali.
La storia e la politica, ha fatto intendere Trump, non si fa con il codice penale, e lo ha fatto intendere quando ha sottolineato che lui ha il migliore esercito del mondo, capace di azioni che nessuno potrebbe eguagliare. È la forza che giustifica le azioni. Maduro era troppo piccolo per sfidarli, e questo serva da monito per tutti gli altri che lì accanto hanno alzato la voce per denunciarlo. Se pensano di poterlo fare, ha suggerito, prima diano un’occhiata ai loro eserciti. Questa è la legge della politica, quella seria. Di fronte alla legge siamo tutti uguali, ma la realtà, poi, ci mostra le differenze. E Trump si muove nel mondo reale: quello dei bulli e degli sceriffi.
Linguaggio brutale
Forse, ci permettiamo di suggerire, il suo linguaggio è, come al solito, piuttosto brutale. Anche Al Capone, che tutti sapevano cosa facesse, si sapeva nascondere bene dietro le righe del codice penale, ma sempre dietro la legge una scusa per condannarlo, facendo le cose per bene, e con la dovuta ipocrisia, si trovò. E insomma, quella dei bulletti che ogni tanto alzano un po’ troppo la testa e cominciano a dare fastidio è vecchia storia della politica a stelle e strisce, ma per esempio Reagan o Nixon, che non erano certo meno potenti di lui certe operazioni sporche le facevano di nascosto o delegandole magari a qualche compagnia del luogo con le mani sudice. Sono le ipocrisie della politica, e quando vennero scoperti, loro che erano ai vertici della politica mondiale, dovettero presentarsi alla stampa e al congresso a capo chino e con lo sguardo imbarazzato. Ma è questa capacità di sapersi vergognare che ha mantenuto una certa America, e un certo Occidente, dal lato “pulito” del mondo. Ma Trump non conosce queste ipocrisie e non ha mai lo sguardo chino. Lui crede, appunto, di potere fare quello che gli viene in mente e di poterlo dire sempre orgogliosamente. Per lui il successo e la forza giustificano sempre sé stessi. E noi abbiamo qualche dubbio su quali siano i confini opachi che consentono di oltrepassare la legge solo perché dall’altra parte c’è, appunto, un criminale.
Ipocrisie
Che la politica sia un susseguirsi di ipocrisie non lo scopriamo adesso, ma anche i più pericolosi tagliagole islamici, una volta al potere, si danno una ripulita e si presentano ai consessi in giacca e cravatta, anche se gli stanno stretti. Questo non mitigherà l’andamento degli equilibri, vincerà sempre il più forte; ma almeno con un po’ di stile, e lo obbligherà, per certe cose, se non trova la scusa adatta, a farle di nascosto.
