Il direttore di StrettoWeb, Peppe Caridi, è intervenuto oggi nella trasmissione radiofonica Effetto Giorno di Alessio Maurizi su Radio24 per commentare la frana che ha colpito Niscemi, in Sicilia. Durante l’intervista, Caridi ha sottolineato che l’evento in corso è molto diverso dalle frane tradizionali legate a piogge alluvionali, come quelle che hanno devastato la Campania nel 1998 e la Sicilia nel 2009.
Secondo Caridi, la frana di Niscemi è un fenomeno geologico di lunga durata che si è manifestato lentamente e gradualmente, senza alcuna correlazione con il recente Ciclone Harry. A differenza delle frane più comuni, che si verificano durante forti piogge, a Niscemi il movimento del suolo è stato progressivo e avvenuto sotto il sole, con il tempo sufficiente per consentire l’evacuazione delle persone. Caridi ha inoltre evidenziato che già settimane prima del passaggio del ciclone, le prime crepe erano apparse nelle strade.
L’esperto ha fatto un parallelismo con la frana del 1997, quando si verificò lo stesso fenomeno, nello stesso quartiere. La differenza principale, secondo Caridi, è che 29 anni fa non esistevano né gli smartphone né i social network, strumenti che oggi permettono di documentare in tempo reale gli eventi. Nonostante i tentativi di migliorare la raccolta delle acque dopo il 1997, il vero problema, ha spiegato Caridi, è che l’altopiano di Niscemi continua a scivolare verso la piana di Gela da secoli, come dimostrato anche dal disastro del 1790.
In conclusione, Caridi ha escluso qualsiasi legame tra il cambiamento climatico e l’incidente, sottolineando che si tratta di un fenomeno naturale che rientra nelle dinamiche geologiche storiche della zona. L’unica soluzione, secondo il direttore, sarebbe quella di evitare di costruire in quelle aree ad alto rischio.
