“I fatti sono noti. La tempesta ha colpito duramente la costa jonica reggina, mettendo a nudo fragilità strutturali già conosciute: erosione, opere insufficienti, manutenzioni intermittenti. Il bilancio è pesante e non riguarda solo i danni materiali, ma anche la continuità dei servizi, la sicurezza delle persone, l’attrattività dei territori. È qui che la lettura puramente emergenziale mostra tutti i suoi limiti. In un’ottica economico-aziendale, eventi di questo tipo non possono più essere trattati come costi straordinari imprevedibili, ma come rischi strutturali noti, da incorporare a monte nella progettazione delle opere e nella gestione del territorio”. E’ quanto afferma Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina.
“La natura non è un fattore esterno al sistema economico”
“La natura non è un fattore esterno al sistema economico: è una variabile produttiva. Ignorarla significa sottostimare i costi futuri e sovrastimare i benefici immediati. Al contrario, il rispetto dell’ambiente e delle forze naturali – spesso prevedibili – rappresenta un bene comune da tutelare e un valore pubblico da garantire nel tempo. Un esempio storico è quello degli argini realizzati nel Polesine dopo l’alluvione del 1951. Quelle opere non furono pensate solo per “resistere” al fiume, ma per convivere con esso, riconoscendone la forza e disciplinandola. Furono investimenti di lungo periodo, capaci di ridurre il rischio, stabilizzare il territorio e creare le condizioni per uno sviluppo economico e sociale duraturo”, rimarca Cuzzola.
“Applicare oggi lo stesso principio significa ripensare le opere costiere non come barriere fragili contro il mare, ma come infrastrutture resilienti, progettate tenendo conto degli scenari climatici, dei cicli naturali e della necessità di manutenzione continua. Significa accettare che la sicurezza e la fruizione serena dei luoghi – turismo, mobilità, vita quotidiana – sono precondizioni di valore pubblico, senza le quali ogni investimento perde efficacia. In termini aziendali, la mancata prevenzione genera costi occulti: riparazioni ripetute, interruzioni dei servizi, perdita di reputazione dei territori, riduzione dell’attrattività economica. La prevenzione, invece, è un investimento che produce rendimenti diffusi e stabili, anche se meno visibili nel breve periodo“, puntualizza Cuzzola.
“Perché questa tempesta non resti solo cronaca, occorre dunque una nuova consapevolezza: pensare le opere con la natura, non contro la natura. È una scelta di responsabilità pubblica, ma anche di razionalità economica. E, soprattutto, è l’unico modo per trasformare la sicurezza ambientale in vero valore collettivo“, conclude Cuzzola.
