“Quando la democrazia locale perde sostanza: il caso delle deleghe e il disagio degli amministratori più seri”

Il pensiero di Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina, sul concetto di democrazia

“C’è un equivoco sempre più diffuso nella vita dei Comuni italiani: si pensa che la democrazia coincida con il rispetto formale delle regole. In realtà, le regole sono solo il contenitore. Senza metodo, responsabilità e collegialità reale, la democrazia resta in piedi solo nelle forme. La sociologia ha un nome preciso per questa condizione: anomia. Le norme esistono, ma non orientano più i comportamenti. Accade quando i ruoli diventano ambigui, le responsabilità si confondono, le decisioni si spostano dai luoghi deputati a sedi informali o personali”. Comincia così la nota di Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina.

“Il caso più evidente è quello delle deleghe. Nella teoria dovrebbero essere lo strumento attraverso cui si esercita la collegialità. Nella pratica, spesso si trasformano in scatole vuote: responsabilità senza potere, titoli senza reale capacità decisionale. Così capita che chi ha la delega non decide, chi decide non risponde, chi dovrebbe controllare tace e chi dovrebbe coordinare governa da solo. Quando questo schema si consolida, l’amministrazione si disarticola. Ogni settore procede per conto proprio, ogni ufficio interpreta le regole a modo suo, ogni problema viene rinviato. Il cittadino resta prigioniero di un sistema che parla molto ma decide poco, e che soprattutto non spiega.

In questo quadro si consuma anche il disagio degli amministratori più seri. Quelli che studiano, preparano atti, rispettano procedure e tempi finiscono per apparire fuori luogo, quasi d’intralcio. La competenza diventa lentezza, il metodo diventa rigidità, il rispetto delle regole diventa fastidio. Il risultato è una crisi di fiducia che non nasce dall’indifferenza dei cittadini, ma dal loro smarrimento. Quando le decisioni non sono comprensibili, quando le responsabilità non sono chiare, quando la trasparenza è episodica, la partecipazione si spegne. E senza partecipazione, la democrazia si svuota.

Ricostruire la sostanza della democrazia locale non richiede nuove leggi, ma un cambio di postura. Collegialità reale, trasparenza delle scelte, rispetto del metodo amministrativo. Poche regole, ma praticate davvero. La politica locale non è un palcoscenico né un esercizio solitario. È un servizio quotidiano che vive di squadra, di ruoli chiari e di responsabilità riconoscibili. Quando questo viene dimenticato, la democrazia resta in piedi solo come rito. Quando viene praticato, torna a essere ciò che dovrebbe: governo vicino, comprensibile, credibile” si chiude la nota.