Orgoglio di Reggio Calabria alla Italian Opera Academy: un soprano protagonista con Riccardo Muti

Il soprano reggino applauditissimo nel Don Giovanni alla Riccardo Muti Italian Opera Academy 2025, simbolo del talento calabrese che conquista le grandi scene internazionali

L’edizione 2025 della “Riccardo Muti Italian Opera Academy” si è aperta a Milano presso la Fondazione Prada il 19 novembre con una lezione concerto del Maestro sul Don Giovanni e si è conclusa con la prova finale dei giovani direttori il 27 novembre scorso. Il 30 novembre l’Orchestra Cherubini è stata diretta dalla celebre bacchetta partenopea per il concerto finale. Italia, Irlanda, Cina, Germania, Corea del Sud e Romania sono i Paesi di provenienza dei giovani direttori d’orchestra selezionati per il progetto ideato dal Maestro, da sempre impegnato nella valorizzazione dei talenti musicali.

Tra i protagonisti dell’opera il soprano reggino Marily Santoro, nel ruolo di donna Elvira, tradita ed abbandonata dal Don Giovanni: “Cantare per il maestro Muti è stato il coronamento di un sogno a lungo sudato e desiderato – racconta la soprano allieva di Raina Kabaivanskasicuramente il riconoscimento di un percorso di studi a cui non mi sono mai negata, sottoponendo me stessa ad un duro lavoro, fatto di sacrificio e passione”.

Ed infatti, l’intensa interpretazione della soprano ha raccolto il favore del pubblico ma soprattutto del maestro: “L’apprezzamento e la stima che il Maestro ha riposto, sin da subito, sulla mia persona, è stata la più grande soddisfazione; è stata per me la conferma di aver fatto le scelte giuste, anche se spesso e volentieri mi sono costate il dover andare controcorrente”.

Ed è proprio il maestro, durante le prove, a chiosare l’evidente passionalità della Donna Elvira interpretata dalla Santoro: “Eccola, la donna del Sud! Da brava calabrese”.

L’entusiasmo nel potermi confrontare con un ruolo che ho conosciuto subito mio, sin dalla prima volta che l’ho cantato, ovvero Donna Elvira – conclude Marily Santoromi ha investito in ogni momento della giornata di lavoro con lui. Posso certamente dire che quest’uomo mi ha regalato in maniera del tutto gratuita e generosa tutto quello che c’è da sapere per un ruolo che ho particolarmente a cuore”.

Sono perle di saggezza quelle che il maestro ha regalato alla platea presente alle prove aperte. Sono scampoli di una cultura atavica che germoglia dalla musica e non solo.

Frammento dopo frammento, cadenza dopo cadenza, la prestigiosa opera di Wolfgang Amadeus Mozart viene parafrasata dal Maestro Riccardo Muti. Essenziale e spesso ironico, sciorina con dovizia di particolari i segreti di partiture che appartengono alla cultura italiana.

Ironizza con i professionisti internazionali ricordando, con un velo di orgoglio che traspare, l’indissolubile legame che c’è tra la lingua italiana e l’opera. Non si risparmia nel ripetere le singole cadenze con i singoli cantanti, sedendosi al pianoforte accanto ai diversi direttori. Ed improvvisamente non esiste solo Mozart ma anche Verdi perché il maestro cita “Il trovatore” e scardina etimologie che davanti agli “ospiti”, come definisce il pubblico il maestro, diventano un patrimonio di conoscenza da custodire e soprattutto preservare.

Luisa Bellissimo