Il Colosseo è storia, ma i richiami all’antichità sono per Reggio e Messina: 45 anni fa la prima isola pedonale a Roma, ma sullo Stretto è un disastro

Le isole pedonali sono diventate un simbolo di modernità, qualità della vita e attenzione all'ambiente, ma non tutte le città italiane hanno seguito lo stesso percorso. Reggio Calabria e Messina, ad esempio, rappresentano esempi significativi di un ritardo in questo ambito

Il dicembre del 1980 segna una tappa fondamentale per le città italiane. 45 anni fa, infatti, nascevano le prime isole pedonali in Italia. Roma, con la sua storica isola intorno al Colosseo, la pioniera di una trasformazione urbana che avrebbe cambiato la fruizione dello spazio pubblico nelle città. Da lì, poi, seguirono Piazza Navona e Piazza del Popolo, sempre a Roma, così come Piazza del Plebiscito a Napoli, Milano, Venezia, Firenze, Lucca. Le isole pedonali sono diventate un simbolo di modernità, qualità della vita e attenzione all’ambiente, ma non tutte le città italiane hanno seguito lo stesso percorso. Reggio Calabria e Messina, ad esempio, rappresentano esempi significativi di un ritardo in questo ambito.

I primi esperimenti di aree pedonali: 45 anni dopo

Le isole pedonali in Italia sono nate come risposta a una crescente esigenza di migliorare la qualità dell’ambiente urbano, ridurre l’inquinamento da traffico e creare spazi sicuri per i pedoni, le famiglie, i bambini e i ciclisti. Nelle grandi città, queste aree hanno rapidamente trovato consenso tra la cittadinanza e sono diventate modelli di riferimento, tanto che molte altre città italiane e internazionali hanno seguito l’esempio, creando zone pedonali nei centri storici e nelle aree più frequentate. Le prime aree pedonali in Italia sono state un segno di modernità, di una visione della città più attenta al benessere delle persone e all’ambiente.

Eppure, come spesso accade quando c’è da effettuare un salto di qualità, a Reggio Calabria e Messina si resta indietro e la strada verso la creazione di spazi pedonali sembra essere stata molto più tortuosa e caratterizzata da numerosi fallimenti. Se le isole pedonali in tante città sono la norma, in queste due grandi aree del Sud Italia la situazione appare ancora lontana dalle aspettative, nonostante siano passati 45 anni da quel primo esperimento nel cuore di Roma.

Reggio Calabria: tra ZTL e tentativi incompleti

A Reggio Calabria, l’unica vera isola pedonale è rappresentata dal Lungomare, un’eccezione in una città dove il resto del territorio resta dominato dalle automobili. Il Corso Garibaldi, una delle principali arterie del centro, è oggi una Zona a Traffico Limitato (ZTL), ma non un’isola pedonale vera e propria. La ZTL infatti consente l’accesso a residenti, ambulanze, commercianti e per il carico e scarico delle merci, e viaggiare su questo tratto di strada è possibile anche per monopattini e bici elettriche a velocità fino a 50 km/h. In un contesto del genere, se un pedone venisse investito, la colpa sarebbe sua. Perché non è il pedone il “protagonista” principale. La mancanza di una vera area pedonale dove camminare in sicurezza è un chiaro indicatore di come la città sia ancora pensata per le automobili, più che per le persone.

Le ambizioni di creare aree pedonali più ampie a Reggio Calabria, che risalivano a oltre venti anni fa, sono rimaste largamente incompiute. Nonostante i tentativi di ampliare la zona pedonale a spazi vicini come Via Marina e le aree adiacenti al Corso, gli esperimenti si sono rivelati fallimentari. La causa principale del fallimento di questi esperimenti è stata la mancanza di un consenso adeguato da parte della cittadinanza, nonché il coraggio e la resistenza a cambiare – da parte della politica – un modello urbano che, purtroppo, rimane incentrato sull’automobile. Il progetto di Piazza Duomo, che negli anni recenti prevedeva una grande area pedonale antistante la cattedrale (un sagrato che avrebbe unito la cattedrale alla piazza), è stato anch’esso un esempio clamoroso di come la città abbia scelto di privilegiare il passaggio delle auto piuttosto che la creazione di uno spazio pedonale in grado di valorizzare uno dei luoghi simbolo della città. A distanza di anni, Piazza Duomo rimane un caso unico, con le auto che sfrecciano davanti alla Cattedrale, senza che l’area circostante sia stata davvero pensata per il pedone.

La piazza c’è, esiste, e il passo avanti rispetto a prima (fino a qualche anno fa era un’area di soli parcheggi) è stato effettuato, ma è sempre troppo poco se si pensa al mondo che avanza. Quella di Reggio è una Piazza Duomo unica nel suo genere: l’unico luogo in cui le auto passano davanti alla Cattedrale. Passi avanti, se vogliamo, sono anche stati effettuati per Piazza Castello o Piazza Carmine, ma la dimostrazione dell’arretratezza culturale sta tutta nella pazza idea (molto recente) di adibire Piazza del Popolo ad area parcheggio. Il passo del gambero, praticamente. Pazzesco!

Messina: esperimenti falliti e proteste

Anche a Messina, la situazione non è migliore. Sebbene la città abbia provato più volte a sperimentare soluzioni per aree pedonali, i risultati sono stati deludenti. Il Viale San Martino, una delle principali vie cittadine, ha visto negli anni numerosi tentativi di pedonalizzazione e trasformazione in spazi più vivibili. Tuttavia, questi esperimenti sono stati ostacolati da forti proteste da parte dei commercianti e dei residenti, preoccupati per la perdita di parcheggi e di accesso alle proprie abitazioni. A differenza di altre città del Sud, come Palermo, Catania e Napoli, che hanno creato ampie zone pedonali e aree di mobilità alternativa, neanche Messina ha avuto il coraggio di intraprendere una vera trasformazione urbana.

Le aree pedonali sperimentali nelle traverse di Viale San Martino, seppur abbellite artisticamente, non sono riuscite a soddisfare le necessità della cittadinanza, in quanto non sono state adeguate per l’uso quotidiano da parte delle famiglie. La città non è riuscita a creare degli spazi che stimolassero il passeggio e la fruizione urbana in sicurezza, nonostante i tentativi di rinnovamento. La mancanza di un progetto organico e sostenibile, che tenesse conto delle necessità di chi vive la città ogni giorno, ha reso questi interventi inefficaci.

Un futuro incerto

Oggi, mentre molte delle principali città italiane e internazionali vanno avanti, con progetti innovativi e un’attenzione crescente alle aree pedonali e alla qualità della vita urbana, Reggio Calabria e Messina sembrano rimanere ancorate a un passato in cui l’automobile ha il sopravvento sulla persona. Mentre le politiche di mobilità e di riqualificazione urbana si fanno sempre più coraggiose in altre città, a Reggio e Messina le aree pedonali rimangono una rarità, e la crescita di spazi verdi e di zone sicure per pedoni, bambini e ciclisti sembra essere un sogno lontano.

A 45 anni dalla nascita delle prime isole pedonali in Italia, l’assenza di progetti concreti per spazi pedonali nelle due città calabresi dimostra come queste rimangano ancorate a un modello urbano che non guarda al futuro. Con il continuo aumento del traffico e dell’inquinamento, è sempre più urgente ripensare la mobilità urbana in termini di sostenibilità e qualità della vita. Solo con una vera rivoluzione nella gestione degli spazi pubblici, che privilegi pedoni, ciclisti e mezzi pubblici, Reggio Calabria e Messina potrebbero sperare di allinearsi con le tendenze che stanno trasformando altre città italiane ed europee, prima che diventino città soffocate dal traffico, dal rumore e dall’inquinamento. E non ci si lamenti, poi, degli ultimi posti per qualità della vita…