Sono passati quasi 63 anni da quando Eva Kant ha fatto il suo esordio sulla scena del crimine, con la sua comparsa in edicola il 1° marzo 1963 nel terzo numero della serie intitolato “L’arresto di Diabolik“. Nei giorni scorsi, però, è stata avvistata a Reggio Calabria: a riprenderla, le telecamere di videosorveglianza di un’abitazione privata di via Sbarre inferiori – intersezione via Gebbione. Il proprietario, impressionato dall’audacia criminale della donna nonostante l’età avanzata, ha preferito rivolgersi a StrettoWeb evitando – almeno per il momento – una denuncia.
Nel video, diffuso a bassa risoluzione per evitare di identificare la vera identità della ladra, si dipinge tutta la scena: la donna arriva di soppiatto, in piena notte, sotto la pioggia di dicembre, vestita in pigiama e con le pantofole ma armata sotto la vestaglia. Giunta sul luogo del crimine, sfodera la poderosa arma del delitto: un sacco di plastica rosa (Eva Kant non ha sempre fatto dell’eleganza il proprio vessillo?) con cui raccogliere la preziosa pianta da sradicare.
Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, la mano criminale è riuscita a strappare con tutte le radici una pianta comune ornamentale. Valore commerciale di pochi euro. Ma che importa, Eva Kant non ha mai rubato per mero denaro: è uno sport, una passione da adrenalina pura, un senso di realizzazione personale, un principio.
Esattamente le stesse ragioni che hanno spinto il proprietario della pianta a pretendere la restituzione, evitando così la denuncia. Forse, in realtà, è solo una scusa per conoscere dal vivo Eva Kant, la donna che in giovinezza lo faceva impazzire. Un selfie, un autografo e l’orgoglio di poter urlare al mondo intero di essere stato derubato da Eva Kant e aver ottenuto la restituzione del maltolto grazie a un articolo di StrettoWeb.
Vedremo come andrà a finire…

