Dopo l’assestamento del Bilancio dello Stato e la accresciuta credibilità del Paese nel contesto internazionale, espressa anche attraverso il netto miglioramento del rating, bisogna puntare, nel prossimo anno, sulla crescita per irrobustire l’economia e migliorare l’equilibrio sociale. La sua realizzazione è la chiave di uno sviluppo strutturato, con ridotte tensioni sociali, animato da una convergenza e conseguimento di obiettivi politici, economici, civili, coerenti con la legittima aspirazione della nostra comunità. In questo percorso i giovani hanno un ruolo determinante, in quanto dovrebbero dare alla classe dirigente, con il comportamento e senso di responsabilità, il conforto della loro stimolante vicinanza. Aggiungo, però, che per godere di una tale vicinanza e costruttivo coinvolgimento occorre che la classe dirigente si dimostri degna di un tale accostamento.
“Lavorare per le future generazioni”
Nel dare fiducia, e non posso auspicare altro che ciò si realizzi, inizio il mio ragionamento partendo da fatti, ed uno in particolare, che scoraggia chi come me, nella sua attività imprenditoriale, manageriale ed accademica, è stato guidato da un costante mantra: “Lavorare per le future generazioni”. L’occupazione, in questo mese, di scuole e di aule universitarie, per motivi poco comprensibili e, comunque, non accettabili, in quanto non trasferibili sul piano concreto, è quanto di più riprovevole possa essere fatto, arrecando seri problemi alla didattica e distruggendo strutture scolastiche. Il mio giudizio negativo cresce, ponendomi a disagio circa il mio orientamento pro giovani, quando si capisce che le esplosioni di rabbia sono fortemente influenzate da gruppuscoli di incoscienti facinorosi e non trovano un freno né in serene, obiettive e oneste valutazioni e né nella dignità di avere una propria, responsabile posizione critica.
Nel soffrire per questa situazione, che mortifica le mie migliori ed appassionate speranze, ritengo utile dare eco ad una lettera che i Presidenti del ANP (Associazione Nazionale Presidi) hanno indirizzato al Sindaco ed al Prefetto di Roma esasperati per il rituale incivile che periodicamente si propone nella Capitale con il blocco distruttivo di alcuni tra i più importanti Istituti scolastici.
“Da anni assistiamo, impotenti, ad un rito diseducativo e vandalico: l’occupazione degli Istituti scolastici della nostra città da parte di agguerrite minoranza di studenti che si appropriano delle scuole per fare emergere le problematiche del momento, che ritengono di contribuire a risolvere in tal modo. Alla fine di ogni occupazione si contano in centinaia di migliaia di euro gli enormi danni che gli Istituti subiscono e che i proprietari (Comune e Città Metropolitana) devono risarcire, attingendo dalle tasche dei cittadini.”
“Da anni segnaliamo questa insana, incivile ritualità. Esiste anche un danno formativo causato dall’interruzione per settimane della didattica curriculare che colpisce in particolare gli studenti in difficoltà culturale.”
“Non è certo con il metodo selvaggio delle occupazioni e con l’inganno educativo devastante, che lascia credere in un tutto consentito e privo di conseguenze, che si potrà prospettare un panorama di innovazioni le quali diano respiro alla cultura della scuola ed offrano soluzioni innovative. Chiediamo che si individuino spazi formativi extracurriculari nei quali i nostri ragazzi possano valorizzare i loro talenti, soddisfare le richieste di un ampliamento del discorso formativo che vada oltre gli aspetti curriculari: introdurre i linguaggi della modernità come musica, teatro, cinema, robotica, IA, lettura critica dei quotidiani, ambiti psicologici dell’adolescenza”
Mi unisco con convinzione a questo appello affinché il mondo dei “grandi” si muova anche con ulteriori idee, ma si muova per non essere accusato di irresponsabile lassismo.
Non voglio essere considerato velleitario e urlatore alla luna. Per questo arricchisco il mio ragionamento con quanto affermato da una madre che assisteva, attonita, ad una manifestazione turbolenta di studenti , riportata sul Corsera del 23 dicembre u.s.
“Mi chiedo se, in uno stato di diritto, sia accettabile che tutto questo avvenga senza interventi. Sono profondamente amareggiata per l’assenza di azioni concrete da parte delle Forze dell’Ordine e per l’inerzia delle Istituzioni competenti”. I Presidi, aggiunge il giornalista, in quanto pubblici ufficiali hanno l’obbligo di denunciare. Il resto è in realtà nelle mani della Magistratura.
Il richiamo alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura è un accorato appello da ultima spiaggia
Il richiamo alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura è un accorato appello da ultima spiaggia (ed il pensiero corre verso le proteste pro-Pal, contro la TAV, verso scioperi selvaggi senza senso che paralizzano il Paese, ed altre frastagliate manifestazioni che, periodicamente, infiammano il territorio nazionale).
Se l’appello sarà ascoltato e si metteranno realisticamente in moto misure preventive e di freno, l’opinione pubblica, consapevole e responsabile, può ritrovare motivazioni, speranza e credere nei giovani. Essi, a loro volta, debbono capire che il futuro non è né oscuro e né ineluttabilmente “cinico e baro”, ma va scelto e costruito sin dai banchi di scuola.
