Reggio Calabria, vent’anni dopo la delibera sul bergamotto: “serve un Piano Metropolitano per tutelare il nostro oro verde”

Enzo Cuzzola rilancia l’appello: aggiornare l’atto del 2003 e trasformarlo in una strategia territoriale per la Città Metropolitana, con tutela delle aree vocate, pianificazione agricola e indirizzi chiari su DOP e IGP

Il noto professionista reggino e già assessore comunale di Reggio Calabria Enzo Cuzzola, ha inviato una lettera aperta al Consiglio Metropolitano di Reggio Calabria sul “Bergamotto: tra memoria, responsabilità e una proposta per il futuro“. Ecco il testo integrale della lettera: “Sono passati più di vent’anni dalla deliberazione del Consiglio Comunale di Reggio Calabria n. 38 del 2 dicembre 2003: un atto lungimirante, che individuava misure precise per tutelare e rilanciare la coltivazione del Bergamotto, simbolo identitario della nostra terra”. 

Quella delibera prevedeva strumenti che oggi definiremmo “strategici”:

  • il catasto bergamotticolo;
  • la perimetrazione delle aree naturalmente vocate;
  • la tutela urbanistica dei bergamotteti;
  • la piantumazione obbligatoria in alcune aree pubbliche;
  • la destinazione di parte delle nuove aree verdi costruite, nelle zone vocate, a bergamottaie;
  • il sostegno all’Istituto internazionale del Bergamotto;
  • la presentazione di progetti regionali per l’espansione della coltura.

Era, in sostanza, una vera politica territoriale sul Bergamotto.

Nel frattempo, il baricentro delle decisioni agricole e di pianificazione è cambiato: il territorio non è più solo “comunale”, è metropolitano. In questi anni, la Città Metropolitana di Reggio Calabria si è mossa su vari fronti:

  • il Consiglio Metropolitano ha approvato una mozione di indirizzo a sostegno del percorso IGP “Bergamotto di Reggio Calabria”, esprimendo attenzione politica sul tema;
  • il Settore Agricoltura ha prodotto strumenti tecnici importanti, come la mappatura delle aziende agricole del bergamotto, poi utilizzata anche nel disciplinare IGP;
  • negli obiettivi di performance e programmazione interna compare l’impegno a migliorare e aggiornare le mappature del comparto bergamotticolo;
  • l’Ente ha svolto un ruolo operativo nei procedimenti regionali relativi alle calamità naturali e ai danni subiti dalle colture di bergamotto;
  • ha sostenuto iniziative di formazione e valorizzazione, come master e progetti turistici.

Sono segnali importanti. Ma non ancora sufficienti. Perché, a livello metropolitano, manca un atto organico di indirizzo politico e territoriale. Nulla che assomigli — per ampiezza di visione — alla delibera del 2003. Oggi la filiera discute, con posizioni diverse e talvolta contrapposte, del futuro del marchio:

  • DOP,
  • IGP,
  • oppure un equilibrio tra tutela territoriale e apertura commerciale.

È un dibattito vitale, ma rischia di rimanere sospeso se non si collega alla politica del territorio, che è responsabilità diretta dell’Ente metropolitano. Un marchio senza territorio tutelato è un’etichetta. Un marchio senza programmazione agricola è un’occasione mancata.

Propongo formalmente che la Città Metropolitana:

  1. Assuma la delibera comunale n. 38/2003 come base di lavoro.

Non per replicarla alla lettera, ma per aggiornarla, integrarla e scalarla a livello metropolitano, dove oggi si gioca il destino della coltura.

  1. Adotti una Delibera Metropolitana di Indirizzo sul Bergamotto.

Un atto politico vero, non una mozione. Un documento che fissi obiettivi, principi e linee guida per l’intero territorio.

  1. Istituisca il primo “Piano Metropolitano del Bergamotto”.

Con:

  • perimetrazione unica e condivisa delle aree vocate;
  • tutela urbanistica dei bergamotteti esistenti;
  • indirizzi per nuove piantumazioni pubbliche e private;
  • promozione equilibrata tra produzione, trasformazione e commercializzazione;
  • raccordo strutturale con Regione, Consorzio, Università e associazioni di categoria;
  • monitoraggio e aggiornamento periodico.
  1. Colleghi il Piano alle scelte DOP/IGP.

Qualunque marchio si scelga, deve poggiare su un territorio governato, riconosciuto e protetto.

Il bergamotto non è un prodotto qualunque: è una risorsa strategica, agricola, economica, culturale. È un patrimonio metropolitano, non di un singolo comune. E proprio per questo, oggi, l’Ente che rappresenta tutta la zona vocata. La politica agricola del Bergamotto è un tema da Consiglio Metropolitano, non solo da filiera produttiva.

Vent’anni fa il Comune di Reggio Calabria indicò una strada chiara.
Quella strada è ancora lì, parzialmente disattesa ma straordinariamente attuale. Oggi, quella visione deve diventare metropolitana. Per questo rivolgo un appello sincero: che il Consiglio Metropolitano faccia propria quella visione, la aggiorni e la trasformi finalmente in una politica pubblica. Con un Piano Metropolitano del Bergamotto, capace di dare continuità, regole e futuro alla coltura che più di ogni altra rappresenta la nostra terra”.