Reggina, l’illuminazione: “non giochiamo”. E infatti funziona. Torrisi e il “tiki poco taka” a Enna, ma era così difficile?

La Reggina svolta, trovato il metodo per vincere tutte le partite: prepararle per non giocare. A Enna ha funzionato

La Reggina ha finalmente risolto ogni suo problema tecnico-tattico. Da oggi vincerà tutte le partite, di quest’anno, dell’anno prossimo e del prossimo ancora, e lo farà partendo da un assunto imprescindibile: prepararle per non giocare. Cioè decidere di scendere in campo per non giocare. Non per giocare male, ma proprio per non giocare. Che poi è la stessa cosa. Ieri a Enna ha funzionato e ha portato a dei risultati. Lo ha detto mister Torrisi, che ogni settimana riesce a trovare il modo per superarsi, nelle dichiarazioni. Dopo alcune frasi entusiastiche alla presentazione, dopo aver detto che la Reggina ha disputato un ottimo primo tempo ad Acireale (l’ha visto solo lui), e dopo lo sfogo post sconfitta contro l’Athletic Palermo, ieri si è superato, affermando: “avevamo studiato l’Enna, sapevamo di doverla affrontare in questo modo. E’ stata una scelta. Abbiamo preferito non giocare, se lo avessimo fatto saremmo andati in difficoltà”.

Quindi, in pratica, la Reggina ha scelto di non giocare. E ha vinto. Volete vedere che è stato risolto il problema? Come dite? Quest’anno non ha mai giocato, neanche nelle sfide precedenti? Però era diverso: non c’era consapevolezza. Nel senso che, almeno nelle intenzioni, la volontà era quella di giocare, ma non è mai successo, né in casa e né fuori, da Favara a Enna. A Enna, però, l’intenzione era proprio quella. E ce lo immaginiamo il discorso pre-gara di Torrisi ai calciatori: “ragazzi (che verrebbe da pensare a ‘raghezzi’, letto con la voce di Lino Banfi), oggi non dobbiamo giocare a calcio. In maniera categorica. Non si gioca a calcio”. E così fu.

Verrebbe da ridere. O da piangere. Ci perdonino l’ironia, che poi è la stessa che si legge sui social in queste ore, in un mare di reazioni giustamente sarcastiche e amare sulla prestazione e sulle successive dichiarazioni. Non ci è mai capitato, a memoria, di sentire una riflessione del genere: “abbiamo deciso di non giocare, è stata una scelta”. Che significa? Qual è la condizione, oggi, dopo umiliazioni e figuracce, per poter affermare una cosa del genere? Prima di ieri, e prima del gol di Ferraro, la Reggina era lì, nel limbo, in bilico, con solo qualche punto sulla penultima, a rischiare l’Eccellenza. E non è che dopo la vittoria di ieri sia cambiato molto. Il rischio rimane, ma con il successo in Sicilia sono stati scacciati (per ora) ulteriori fantasmi. Ma ci chiediamo cosa avrebbe detto Torrisi se la partita si fosse conclusa sullo 0-0, se quel pallone di Ferraro non fosse entrato a pochi minuti dal termine. Avrebbe giustificato uno 0-0 dicendo che ci poteva stare perché avevano deciso di non giocare? Oppure, visto che si è trovato l’alibi del terreno di gioco, si poteva dare la colpa all’altitudine, manco fossimo in Perù?

La realtà è sempre la solita. La differenza, tra tante gare precedenti e questa, è la zuccata vincente di Ferraro. Questo e nient’altro. Una zuccata che ha salvato (?), forse, la dignità, ma che non ha cambiato di una virgola il corso degli eventi. Dopo San Cataldo avevamo avvisato: non cambia niente, è stata una vittoria casuale. Da lì, poi, un punto in tre partite. Oggi il concetto è lo stesso, anzi peggiore, considerando che il gol è arrivato proprio allo scadere. Si continua a percepire confusione, dai vertici, nei comportamenti, nella comunicazione, nelle scelte. E ricade tutto a cascata sulla squadra, praticamente sventrata. Non si spiega in altro modo una squadra senz’anima e idee, sfilacciata, lunga tra i reparti, quasi mai pericolosa. Costretta addirittura, ieri, a indietreggiare dopo il gol di Ferraro, difendendo “in the box” per un vantaggio a Enna. Roba che “Colomba spostati”. Sì, ma in Serie A.

La prestazione è stata altamente rivedibile e insufficiente. Se però ci si torna ad accontentare di una vittoria così, in Serie D, all’interno dell’ennesimo campionato anonimo di questa gestione, allora alziamo le mani.