“In questo momento l’Italia ha bisogno di sostenere la crescita. È stato fatto un grande lavoro sui conti pubblici, c’è stato un miglioramento del rating del Paese, il cui effetto positivo si fa sentire anche sulle imprese. Ma il tema della crescita resta“. E’ la visione presentata da Antonio Gozzi, numero uno di Federacciai, presidente di Duferco e special advisor di Confindustria per l’Autonomia strategica europea, Piano Mattei e Competitività, in un’intervista al Sole 24 Ore.
In quest’ottica, aggiunge, “la costruzione del Ponte sullo Stretto, con un investimento sui 13-14 miliardi, si inserisce nella strategia keynesiana di sostenere la domanda interna attraverso gli investimenti in opere pubbliche. È un progetto Paese che ha non solo un carattere simbolico, perché mette l’Italia e le sue capacità industriali e ingegneristiche all’attenzione del mondo, ma ha un impatto sull’economia reale, attivando investimenti e occupazione“. Sul Ponte, secondo Gozzi, la sintesi è quindi “avanti tutta“, mentre i rilievi della Corte dei Conti possono “essere superati in un rapporto di dialogo e di collaborazione“.
“È difficile fare industria al Sud senza infrastrutture – rimarca ancora -: il Ponte sullo Stretto sarebbe uno strumento con un potenziale straordinario anche di trascinamento di altre infrastrutture“. Per costruire il Ponte serviranno 400-500mila tonnellate di acciaio e l’Italia è “in grado di sostenere questa domanda, produciamo 20 milioni di tonnellate di acciaio, per l’80% green“. Sono quindi “incomprensibili“, conclude Gozzi, “le divisioni politiche e ideologiche su progetti strategici e su grandi opere che riguardano la crescita dell’Italia e la visione di futuro dell’Italia. Daremmo un messaggio negativo al mondo: di essere un Paese immobile, incapace di modernizzarsi“.
