Mondiale senza Italia? Tiferemo Giordania. Un regolamento assurdo che punisce le big in favore dell’inclusività

L'1-4 subito dalla Norvegia non cambia di una virgola il destino dell'Italia: erano e saranno Playoff. Terzo Mondiale a rischio per gli azzurri a causa di un regolamento balordo che non tutela le big d'Europa e premia piccole squadre del resto del mondo

Erano Playoff prima di questa sera, saranno Playoff dopo questa sera. L’1-4 subito a San Siro dalla Norvegia è un passivo pesante, soprattutto se sommato al 3-0 di Oslo (7 reti in due gare) ma non avrebbe cambiato nulla se le reti fossero state 0, se fossero arrivati due pareggi, persino una vittoria larga degli azzurri e una sconfitta per 1-0. Perchè la Norvegia ha fatto 37 gol in 8 partite (quasi 5 a partita, gonfiati da un 11-0 alla Moldova) e l’Italia ne ha fatti 21 (quasi 3 a partita). E in queste qualificazioni Mondiali, in caso di arrivo a pari punti, la discriminante sarebbe stata la differenza reti e non gli scontri diretti che, in ogni caso, avrebbero premiato la Norvegia, ma avrebbero quantomeno dato qualche chance in più agli azzurri.

Del resto, chi si aspettava stasera di poter vincere 9-0? Quando avete visto l’Italia raggiungere certi punteggi? Quanto spesso succede nel calcio? Complimenti alla Norvegia che davanti ha Haaland, una macchina da gol impressionante, un cyborg programmato per sfondare le porte a ritmi che non si erano mai visti prima. Norvegia meritatamente ai Mondiali, Italia immeritatamente ai Playoff.

E sì, è una questione di obiettività. Ma nell’essere obiettivi, l’obiettivo va centrato nel modo corretto. L’Italia ha fatto 18 punti, è la migliore seconda di tutti i gironi avendo sì un’avversaria in più, ma anche l’unica squadra (la Norvegia) insieme alla Spagna ad aver fatto punteggio pieno. E l’Italia dovrà passare dai Playoff proprio come altre squadre di caratura inferiore in gironi molto più semplici. E non è un discorso nazionalistico. Se le suddette Spagna e Norvegia fossero capitate nello stesso girone, una delle due sarebbe passata dai Playoff, pur essendo nettamente più forti di 3/4 delle partecipanti al Mondiale.

Fermo restando che l’Italia ha l’obbligo di battere le squadre dei Playoff e che, in ogni caso, si parla di partite secche che, come ben sappiamo, fanno storia a sé anche con squadre sulla carta meno quotate, il rischio di non partecipare al 3° Mondiale consecutivo è alto. E non bisogna cadere nel tranello della qualità della rosa. “La Norvegia ha Haaland e noi no“. Ma di Haaland ce n’è uno. L’Italia ha una rosa di alto livello: Donnarumma è stato il giocatore più decisivo del PSG Campione d’Europa insieme a Dembele e oggi gioca in Premier League insieme a Vicario, Tonali, Udogie e Calafiore, in quello che è il campionato più forte del mondo; il blocco Inter ha fatto due finali di Champions con uno scudetto nel mezzo; Di Lorenzo è il capitano del Napoli due volte scudettato in 3 anni; Retegui e Kean sono stati ai vertici della classifica marcatori della scorsa Serie A dopo anni in cui ci siamo presentati alle massime competizioni Europee con Eder, Pellè e Zaza.

L’Italia avrebbe dovuto battere almeno una volta la Norvegia e pareggiare nell’altro scontro diretto per assicurarsi il Mondiale. E non lo ha fatto. Un obbligo dovuto a un regolamento assurdo che penalizza le big d’Europa in favore dell’inclusività.

Il regolamento dei Mondiali: l’Italia rischia, il Brasile si salva e la Giordania festeggia

L’Italia Campione d’Europa con Mancini ha fallito l’accesso agli scorsi Mondiali ai quali si sarebbe presentata come una fra le candidate alla vittoria, forte del titolo Continentale. Impossibile, in pochi mesi, passare da Campioni d’Europa a brocchi. Nuovamente con i Playoff di mezzo. Il problema è proprio nel regolamento di qualificazione ai Mondiali, di volta in volta, lascia fuori big di un certo peso, togliendo appeal alla competizione, in favore di un’inutile rappresentanza più eterogenea del resto del mondo.

Per altro, fossero uguali per tutti i criteri di qualificazione. In Sud America si gioca con una classifica unica e 18 partite. Un sistema nel quale il Brasile è riuscito a finire 5° su 6 qualificate, rischiando una clamorosa eliminazione a causa di una serie di risultati negativi (non 2 partite, come l’Italia). Avendo a che fare, però, con squadre del calibro di Bolivia, Venezuela e Perù, i verdeoro hanno staccato il loro pass con estrema calma, insieme a squadre modeste come Paraguay ed Ecuador.

In una situazione del genere, con un raggruppamento a 10 e ben 6 qualificate, l’Italia si sarebbe qualificata di sicuro. Per non parlare poi delle qualificazioni asiatiche che hanno premiato la Giordania e l’Uzbekistan in gironi con Kirghizistan, Palestina e Kuwait.

In Africa, le seconde classificate che sarebbero dovute passare dai Playoff per i Mondiali, c’erano squadre del calibro di Gabon, Congo (che ha eliminato la Nigeria), Burkina Faso, Niger, Madagascar, Uganda e Namibia. Tutte nettamente meno blasonate rispetto a una qualsiasi delle corrispettive europee che dovranno sudarsi l’accesso ai Mondiali.

Ora… che senso ha avere un Mondiale senza l’Italia e con squadre decisamente meno blasonate, ma che possono usufruire di un regolamento più morbido e che poi fanno da squadra materasso, utile al massimo per qualche nota folkloristica e nulla più?