“In relazione alla delicatissima operazione “Zanklon” non si ritiene opportuno far mancare alla città il contributo dell’Ordine degli Architetti PPC. Premesso che sono sempre auspicabili iniziative che coinvolgano la finanza privata in affiancamento a quella pubblica, nella circostanza attuale si ha più che il timore che, come spesso accaduto in passato nel nostro territorio, gli interessi di pochi finiscano per prevalere su quelli della collettività.” a dirlo in un comunicato è Il Presidente dell’Ordine degli architetti –Arch. Giovanni Lazzari, in rappresentanza del consiglio, relativamente alla questione Zanklon
“Non entrando nel merito del progetto architettonico e della carente dotazione di posti letto per gli studenti universitari non residenti, rispetto alla qual cosa si auspica una pronta ed efficace programmazione, che tenga conto della possibilità di realizzare non solo palazzine dormitorio, ma dei veri e propri quartieri da dedicare allo scopo, dotati di tutti i confort e servizi, alla stregua di ciò che si verifica nelle più importanti città italiane ed europee, lì dove sarebbe necessario governare anche i costi di accesso ai giovani universitari, calmierandoli anche rispetto a quelli del corrente mercato, si vuole qui esprimere preoccupazione per gli aspetti tecnico-urbanistici e ambientali che gli interventi in discussione possono materializzare nel territorio.”
“Riteniamo doveroso che qualunque iniziativa che passa attraverso una trasformazione del nostro territorio, oggi più che mai, vada ragionata, misurata e soppesata rispetto alle peculiarità e alla fragilità dello stesso. Gli interventi proposti dai privati godono di finanziamenti del PNRR Missione 4 – Componente 1 – Riforma 1.7 Alloggi per gli studenti. La legge 338/2000 e ss.mm.ii. prevede all’art. -quater, comma 2-bis che: “Ai fini della realizzazione di alloggi e residenze per studenti nell’ambito della Riforma 1.7 della Missione 4, Componente 1, del PNRR, sono di interesse pubblico gli interventi finalizzati alla riconversione di aree già interamente impermeabilizzate, per cui è consentito il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, ai sensi dell’articolo 14 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.”
“Nel D.M. 481/2024 viene data la definizione di “Green field”: area libera e inutilizzata, non edificata ovvero non occupata da attività antropiche; Nelle FAQ del ministero si legge: Tra i diritti reali di godimento di cui all’art. 1, comma 1, lettera i), dell’Avviso, rientra anche il diritto di superficie, fermo restando che l’intervento non può riguardare un’eventuale nuova costruzione su terreni green field, come disciplinato dall’art. 2, comma 2, dell’Avviso.
“Così come ben evidenziato dell’Ing. N. Santoro in un suo intervento dei giorni scorsi, del quale si condividono le riflessioni, da una prima analisi della norma e del decreto si comprende che viene evitato consumo di suolo laddove, infatti, gli interventi di nuova costruzione sono consentiti solo su aree già interamente impermeabilizzate. Solo in questi casi è quindi possibile:
- Ottenere il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici
- Derogare ai limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra i fabbricati
- Derogare alle destinazioni d’uso ammissibili dallo strumento urbanistico”
“È importante sottolineare che la L. 338/2000 non abroga le norme urbanistico-edilizie di regime generale; piuttosto introduce disciplina speciale, con possibilità di deroga e semplificazione, per gli interventi “residenze universitarie”. Ciò significa che per un progetto nuovo in area inedificata – come il caso in questione – bisogna verificare attentamente se le condizioni per le deroghe sono effettivamente applicabili (la norma agevola il recupero/riconversione e sembra escludere il “green field”). Ma anche a voler considerare il terreno in questione, in parte oggetto di sbancamenti a seguito di precedenti interventi edilizi (della cui efficacia/legittimità non si ha contezza) come “brown field” e tale da permettere la sua eleggibilità, e quindi l’applicazione della procedura di deroga agli strumenti urbanistici, andrebbero considerati altri fattori dei quali non si ha contezza siano stati esaminati e valutati.” aggiunge
“Tra i fattori si chiede se sono stati valutati gli impatti della costruzione con riferimento a: analisi preliminare dell’area; viabilità esistente; strade di accesso al residence universitario tali da garantire l’accesso in condizioni di emergenza aumento del carico urbanistico; correlazioni di carico urbanistico con il limitrofo liceo scientifico; esistenza e soprattutto sufficienza della rete idrica e fognaria (acque bianche e nere) a poter sopportare l’ulteriore carico derivante dall’intervento in deroga proposto; verifica ed approfondimento delle condizion di pericolosità dell’area che risulta essere inclusa nel sito di attenzione del PAI approvato nel 2023; Coerenza del progetto con l’idea di sviluppo ed assetto territoriale della città di Messina, con particolare riguardo agli standard edilizi (verde, parcheggi, ecc). Inoltre, per una nuova costruzione su area vergine, l’esonero dagli standard sembrerebbe contrastare con i principi di:
- Sostenibilità urbanistica
- Dotazione territoriale minima
- Qualità insediativa”
“Anche la questione legata al carattere d’urgenza con cui approvare senza una approfondita discussione e valutazione tecnica sembrerebbe poco giustificata anche in relazione al fatto che i termini di alcuni punti dello stesso cronoprogramma approvato sono già “superati”. Riservandoci la possibilità di fornire contributi di dettaglio, se richiesti, si esprimono forti preoccupazioni nei confronti di una iniziativa (in particolare per gli interventi “Centro” e “Archimede) che appare come una vera e propria operazione immobiliare condotta lontana dal principio di consumo ridotto del suolo e pericolosamente contraddittoria con i principi legati alla difesa e alla tutela del territorio.” conclude
