C’è un rischio grande, grandissimo. Quello di farsi prendere dall’emozione, di caricare di aspettative, sogni e speranze quello che a mente lucida dovrebbe essere considerato un rinforzo “normale” per una squadra con il blasone e le ambizioni della Viola. Ma consentiteci di dirlo: Marco Laganà a Reggio non può essere “normale”, Marco Laganà a Reggio è tanta roba. Un grande ritorno, dopo ben 8 anni di assenza da quella breve parentesi datata 2017 per un figlio di Reggio Calabria che, un po’ per ambizione personale, un po’ per un destino comune a tanti giovani, ha cercato e trovato fortuna lontano dalla sua città natale.
Un colpo che ha placato, temporaneamente, i mugugni della tifoseria, espressi a gran voce dopo il ko contro Milazzo. Il campo e il tempo serviranno a togliere gli avverbi, a trasformare i musi lunghi in sorrisi, a scalare la classifica. O magari no. Perchè Laganà alla Viola ha tante note positive, ma porta con sé anche qualche punto interrogativo.
Marco Laganà: punti, leadership e regginità per la Viola
Il giocatore non ha bisogno di presentazioni. Il basket per lui è storia di famiglia. Papà Lucio è stato una stella della grande Viola del passato; la Lumaka è una delle realtà giovanili più interessanti, floride e professionali del panorama reggino; i fratelli Matteo (Juvecaserta) e Luca (Lumaka) portano alta la bandiera del basket reggino.
Ecco… tradizione, bandiera, basket reggino. Marco Laganà aggiunge allo spogliatoio della Viola una cosa importante: la regginità. Per quanto a Reggio Calabria si faccia presto a diventare “reggini d’adozione”, si fa altrettanto presto a sbattere contro le pressioni, il peso della maglia, le ambizioni della piazza che sogna obiettivi da raggiungere salendo 3 scalini alla volta, come si fa da bambini, col rischio (mai ben calcolato) di cadere e farsi male. Marco Laganà può spiegare tutto questo, con esperienza.
Eh già. Perchè va bene 10 senior, va bene l’età media più alta. Ma Marco Laganà ha giocato in Serie A e Serie A2, ha diviso il campo con Ron Artest (sì, l’ex Lakers; quello che si è cambiato il nome in l’Amico dei Panda; il protagonista di una delle risse più famose dell’NBA), ha vestito la maglia della nazionale giovanile e ha vinto l’oro europeo U20. Soprattutto, sa come si vince.
L’abitudine alla vittoria non è un aspetto da sottovalutare. L’anno scorso coach Cadeo ha posto, in maniera quasi profetica, nel momento migliore della squadra, l’attenzione sull’inesperienza del roster da rivalutare nei momenti clou della stagione. Spoiler: fu un disastro tra Play-In e Playoff. La premiazione la ottenne piazza Armerina guidata proprio da Marco Laganà, decisivo nei momenti clou, ‘clutch’ anche a Reggio Calabria contro la Viola all’epoca ancora ‘imbattibile’.
Laganà, che ha scelto la maglia numero 9, è un top per la categoria: scorer di primo livello, punti nelle mani, tiro e sfrontatezza. Caratteristiche che vanno a sopperire alla cessione di Paulinus e quella possibile di Ani (Matera su di lui), in termini di punti, triple e giocate decisive. Tutte qualità che, insieme al seguito importante che Laganà si porta dietro, contribuiranno pure a riempire un po’ di più i seggiolini del PalaCalafiore.
Ruolo, difesa, infortuni: le perplessità su Laganà alla Viola
Vista la lista dei tanti “pro”, verrebbe da dire che l’acquisto va bene anche a “scatola chiusa”. Alcune perplessità dovranno essere però fugate con il tempo. La prima riguarda il ruolo. Marco Laganà è una guardia, spot occupato da Vanni Laquintana, primo scorer della Viola, pezzo da 90 del mercato estivo, titolare all’apparenza inamovibile, salvo noie fisiche.
Difficile che Laganà, salvo un periodo iniziale di ambientamento comprensibile ai nuovi compagni, parta dalla panchina. Anche perchè se dovesse ricoprire il ruolo di 6° uomo di lusso… in bocca a lupo a tutte le avversarie. Altrettanto difficile panchinare Laquintana o Fernandez. Una soluzione con tutti e 3 in campo sarebbe quella di impiegare Laganà ala piccola.
Sorge un dubbio: chi difende? Contro Milazzo sono stati messi in luce diversi problemi difensivi di una squadra che sembra molto più votata all’attacco. A coach Cadeo le valutazioni su come far coesistere i 3 talentuosi esterni, senza ritrovarsi ad avere a che fare con nuovi malumori legati al minutaggio, confermati dal GM Vita. In questo senso, sarà interessante vedere, in caso di partenza di Ani, se la società continuerà a puntare su 10 senior ed, eventualmente, se opterà per una pedina con caratteristiche diverse rispetto al lungo italo-nigeriano.
L’ultimo aspetto su cui riflettere riguarda gli infortuni. Laquintana si è appena ripreso dopo alcune settimane di stop. Maresca convive con un’ernia al disco fastidiosa che lo ha tenuto a riposo nelle prime uscite. Agbortabi è out per un problema alla caviglia. Fernandez viene da un crociato rotto. Laganà ha uno storico di infortuni, purtroppo, non indifferente. Premesso che un talento come Marco vorresti vederlo e averlo sempre in campo, il roster lungo potrebbe dare una mano a inserirlo nei meccanismi di squadra (ancora da sviluppare al meglio) con calma, senza obbligarlo a fare gli straordinari già dalle prime gare in maglia neroarancio nonostante, immaginiamo, abbia una voglia matta di farlo.
La piazza freme per vederlo, la società ha fatto all-in subito dopo aver ceduto Paulinus in B1, evitando di depotenziare il roster. Toccherà a Marco fare ciò che sa fare meglio: giocare a basket e trascinare la propria squadra, in questo caso, non una squadra qualunque per le sue origini e il suo DNA. Bentornato.
