“C’è una parola magica che in politica locale funziona sempre: ‘burocrazia’. Quando un’opera pubblica resta ferma, quando un servizio non funziona, quando un progetto si perde per strada, l’amministratore non indica mai un atto, un ufficio, una scelta concreta. No. Alza gli occhi al cielo e sospira: ‘Eh, è la burocrazia…’. Così, al singolare. Come se fosse una nube tossica che si è posata sull’ente. Una sovrastruttura invisibile, impersonale, senza nome e cognome. Un’entità astratta a cui si possono attribuire tutti i ritardi, tutti i blocchi, tutte le inefficienze”. Il professionista reggino Enzo Cuzzola dice la sua su un tema che spesso, dalla politica, viene utilizzato come alibi: la burocrazia.
“E se non basta la burocrazia, c’è l’altra formula magica: ‘Le norme sono troppo stringenti, abbiamo le mani legate’. Detto così, sembra che:
- le norme le abbia scritte il destino,
- i regolamenti interni li abbia approvati lo Spirito Santo,
- l’organizzazione degli uffici l’abbia decisa un algoritmo impazzito.
La realtà è un po’ meno comoda:
- la ‘burocrazia’ è fatta di scelte organizzative, regolamenti, priorità, prassi operative che la politica conosce (o dovrebbe conoscere) e può indirizzare;
- le norme sono stringenti, sì, ma spesso lasciano margini di interpretazione, di semplificazione, di progettazione intelligente dei processi;
- se davvero le norme sono un ostacolo, il compito della politica è farsene carico, chiedere modifiche, proporre soluzioni, non usarle come scudo”.
Cuzzola prosegue: “dire ‘è colpa della burocrazia’ è il modo più elegante per dire: ‘Non voglio indicare nessun responsabile concreto, meno che mai me stesso’. Ma il principio resta: chi governa ha potere di indirizzo e controllo. E questo potere non è teorico: vuol dire entrare nei processi, monitorare, riorientare, cambiare regole interne, pretendere risultati. Se un’opera è ferma, se un servizio non funziona, se un progetto non arriva in porto, non basta evocare la burocrazia come un fantasma. Bisogna avere il coraggio di dire: ‘qui la politica non ha governato i vincoli, li ha subìti. E qualcuno se ne deve assumere la responsabilità’. Perché la burocrazia non è un mostro invisibile. È (anche) il risultato di come la politica ha scelto – o non ha voluto – governare la macchina amministrativa”.
