Dal 21 al 23 novembre, una 3 giorni dedicata al basket giovanile femminile con il weekend end Academy Camp Calabria-Sicilia, tappa reggina del Progetto Academy Italia promosso dal Settore Squadre Nazionali. Ben 25 atlete provenienti da tutto il territorio calabrese e siciliano, selezionate per intraprendere il percorso delle giovanili azzurre e sognare di passare da intriganti prospetti a stelle della nazionale maggiore del futuro. La Federazione Italiana Pallacanestro ritorna a Reggio Calabria, ormai tappa fissa per i progetti legati al mondo giovanile.
Il presidente FIP Calabria, Paolo Surace spiega a StrettoWeb: “visioniamo i talenti 2011-2012, i primi passaggi per poi costituire le nazionali giovanili. Non è solo un discorso tecnico ma anche territoriale, far venire l’Italia e far respirare la Nazionale alle ragazze, fondamentale per fidelizzare al nostro mondo sportivo e far sentire la vicinanza del settore Squadre Nazionali città per città, casa per casa, palestra per palestra. È fondamentale per far crescere il movimento“.
Protagonisti due grandi nomi del basket nazionale. Ai microfoni di StrettoWeb, Roberto Brunamonti, ex playmaker della Virtus Bologna e oro europeo con la Nazionale nel 1983 e argento olimpico del 1980, ha ricordato il forte legame con il basket reggino: “sono venuto qui tante volte a giocare contro la Viola e ho avuto e ho amici importanti, non ultimo Gaetano Gebbia che ho conosciuto e ho avuto il piacere e l’onore di essere amico, fondamentale per la crescita di tanti ragazzi“.
A Giovanni Lucchesi, responsabile tecnico della Nazionale Under 16 femminile, abbiamo chiesto cosa manca ancora al basket femminile per avere figure come Caitlin Clark o Elena Delle Donne, star della WNBA, non sotto l’aspetto del talento, ma della mediaticità e dell’interesse che pareggia quello maschile, come accade negli USA. “Manca cultura. – spiega – Cultura dello sport femminile inteso come sacrificio, sudore, lontano dall’immagine. La pallacanestro non è uno sport semplice. Ci manca un po’ di pari dignità, è uno degli aspetti in Europa in cui questa pari dignità la senti molto di più. È una nostra indole che privilegia altri sport di squadra femminili che hanno un successo meritatissimo. Alla pallacanestro femminile manca un po’ di penetrazione, non in terzo tempo, ma nei cuori e nelle teste della gente“.

